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| Strada Tufolo-mare: intervista a Vallone |
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| Scritto da Il Crotonese | |
| lunedì 08 febbraio 2010 | |
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“Sono emerse anche altre motivazioni di carattere tecnico, che gli uffici del Comune stanno valutando proprio in questi giorni, tali per cui, potremmo dover procedere alla revoca o alla risoluzione in danno, anche del contratto di appalto principale”. Le parole di Peppino Vallone, sindaco di Crotone, rilasciate in esclusiva a il Crotonese, preannunciano che la vicenda dell’appalto per la costruzione della strada che dal quartiere Tufolo sbocca sul lungomare (viale Magna Grecia) tagliando per le montagne di calanchi, è anche più complessa di quanto finora non sia già emerso. Sul numero precedente del nostro giornale (n. 14 di giovedì 4 febbraio) si è già data notizia della revoca del contratto di appalto alla ditta Cmp Costruzioni spa per i lavori da realizzare in variante, che il dirigente del settore IV, pianificazione e gestione del territorio, ha disposto perché a carico di un componente dell’impresa è emerso che “sussistono gravi pregiudizi” di carattere penale. “Iniziamo con il dire che il progetto per la costruzione della strada Tufolo-mare è stato aggiudicato alla società attraverso una gara gestita dalla Stazione unica appaltante (Sua). È quasi inutile aggiungere che si tratta di un progetto importante per gli scopi urbanistici, per le finalità di viabilità e per le caratteristiche stesse dell’opera”. Quando viene fuori l’inghippo? “Nel corso dell’esecuzione dei lavori, come ormai nel cento per cento delle gare di appalto per lavori pubblici, è stato necessario fare una variante, anche piuttosto grossa, comunque nel limite di legge del 20 per cento dell’appalto. E il direttore del cantiere, visto che era tutto nel limite di legge, ha fatto continuare i lavori. Ma completata la fase di approvazione della perizia di variante, mi riferiscono i tecnici, doveva essere redatto un contratto aggiuntivo che la regolamentasse, appunto”. Allora è qui che sono venute fuori le irregolarità? “Precisamente. C’è una prassi, da circa un anno, ormai seguita dal Comune per tutti i contratti: tra gli altri documenti si richiedono anche i carichi pendenti presso gli uffici giudiziari. In questo caso, poiché il contratto di variante è stato gestito dal Comune, gli uffici, come ormai è prassi, appunto, hanno richiesto i carichi giudiziari pendenti. Ed è emerso che ce n’erano a carico di un componente della società e che risalgono anche a prima dell’affidamento del contratto principale, perciò potrebbero incidere anche su di quello”. Ma come è stato possibile non accorgersene prima? “Forse non è stata verificata l’autocertificazione”. L’impresa può aver mentito, allora? “Naturalmente, né io né gli uffici abbiamo certezza se la circostanza era a conoscenza dell’interessato che ha fatto l’autocertificazione; siccome le indagini potrebbero esistere senza che l’interessato ne sappia qualcosa, può anche darsi che non lo sapesse ancora. Questo noi non lo sappiamo. Ma i fatti contestati sono di data anteriore, certamente”. Il legale rappresentante dell’azienda, in una lettera inviata al nostro giornale, dice che il reato per il quale è imputato (false dichiarazioni) non è “un grave pregiudizio per firmare un contratto”. “La circostanza è nella falsità della dichiarazione nell’autocertificazione. Ritengo che gli uffici abbiamo valutato questo aspetto, ma comunque ce ne sono anche altri”. Cioè, quali? “Gli uffici mi dicono che ci sono altre motivazioni per le quali si sarebbe dovuto andare comunque alla risoluzione del contratto, non alla revoca ma probabilmente alla risoluzione in danno. Tanto è vero che vi anticipo che gli uffici stanno valutando anche altre ipotesi di risoluzione: se dovessero emergere elementi di questo genere, è evidente che a quella determina che revoca il contratto per quel solo motivo, si aggiungeranno ulteriori contestazioni per gli ulteriori motivi di carattere tecnico di risoluzione”. La ditta sostiene che il progetto della strada aveva gravi carenze, tanto che non è neppure collaudabile, perciò i lavori sono andati a rilento e i costi aumentati. “Può darsi che ci sia stata la necessità di adeguare il progetto, man mano che si andava avanti nei lavori, tanto è vero che c’era una variante che assorbiva il 20 per cento del contratto, che è la percentuale massima che è possibile ipotizzare, con copertura nei ribassi d’asta”. L’azienda appaltatrice sostiene anche che occorrono anche diverse risorse, milioni, per completare l’opera. “Sì, è vero che occorrono altre risorse, ma milioni no. Per il momento c’è un collaudatore delle opere già eseguite. La circostanza che l’opera è stata parzialmente realizzata ci consentirà, nell’appaltare il completamento dell’opera, anche di realizzare tutti quegli opportuni miglioramenti necessari. Quindi sappiamo per certo che essendo un miglioramento dobbiamo ipotizzare risorse ulteriori. Questo lo abbiamo già messo in conto, ci stiamo già attivando”. Revoca, probabili ricorsi, il riappalto... c’è il rischio che i tempi burocratici si allunghino a dismisura e nel frattempo le piogge potrebbero danneggiare le opere eseguite. “Da questo punto di vista siamo fortunati: abbiamo avuto un collaudo, diciamo così, naturale, con le piogge particolarmente abbondanti di questi giorni e le opere, compresa la carreggiata non ancora asfaltata, hanno retto bene. Naturalmente non è sufficiente, tanto è vero che il collaudatore dovrà confortarci sul piano scientifico”. Avete ipotizzato i nuovi tempi di ripresa dei lavori? “È stato nominato il collaudatore proprio per abbreviare i tempi e per avere la disponibilità del cantiere immediatamente. Finto il collaudo delle opere eseguite e verificato lo stato di consistenza, il Comune, con la risoluzione, rientrerà nella disponibilità e partiremo immediatamente con il bando del nuovo appalto”. Diciamo che almeno tre mesi ci vogliono... “Eh sì, i tempi tecnici ci vogliono”. di Emilio Genovese Fonte: Il crotonese |





