|
Martedì 21 Febbraio 2006, undicesima giornata dei XX Giochi Olimpici: per noi italiani è il momento di mettere alle spalle la grande delusione per le prove incolori dei gigantisti dell'alpino e per il sesto posto di Fusar Poli e Margaglio nel pattinaggio di figura, sesto posto che ci sta molto stretto alla luce di ciò che si era visto negli obbligatori.
Sveglia pronta a suonare alle prime ore del mattino per smettere di pensare a ieri e concentrarsi per le gare di oggi; detto fatto: con precisione svizzera alle ore 12 tutti presenti sulla pista di Pragelato Plan, scenario della staffetta 4x7,5 Km di biathlon. La gara inizia, l'Italia non è tra le nazioni favorite ma alle 12:30, o giù di lì, dopo le frazioni di Christian De Lorenzi e Renè Laurent Vuillermoz l'Italia è lì, seconda dietro la Germania. La palla passa in mano a Paolo Longo, che nel momento cruciale della gara non riesce a sfruttare gli errori del tedesco Sven Fischer, e anzi riesce a fare peggio: troppo forti le pulsazioni del suo cuore, la mano non riesce a stare ferma e finisce per sbagliare e perdere la posizione, concludendo la frazione in settima posizione. L'ultima frazione tocca a Vilfried Pallhuber, che non è il grande biathleta norgese Ole Einar Bioerndalen, e che, invece, deve accontentarsi di un ottavo posto.
Il biathlon è uno sport imprevedibile, le Olimpiadi sono imprevedibili: tra il paradiso e l'inferno c'è un filo estremamente sottile, e noi italiani siamo bravissimi a passare da un estremo all'altro. L'ottavo posto è un buon risultato, vista la scarsa competitività degli italiani nel biathlon a questi Giochi, ma dopo aver assaporato il sapore del paradiso è sempre difficile ritornare all'inferno. Chiusa la parentesi biathlon, alle 14 si comincia con l'hockey ghiaccio. Anche in questo caso non si può lottare per le medaglie, ma con la Svizzera c'è bisogno di una prova d'orgoglio. Neanche il tempo di mettersi su ghiaccio, che l'Italia va sotto di due: ecco qua, anche oggi sarà una giornata di delusioni, il lunedì nero sembra lasciare spazio ad un martedì catastrofico.
Piccolo particolare, l'orgoglio degli italiani viene fuori ed inizia una partita totalmente diversa: Svizzera schiacciata nel terzo di difesa e Italia a collezionare occasioni da rete; a due minuti dal termine l'Italia vince per 3-2, ma l'inferno è sempre dietro l'angolo, e allora c'è l'errore di Chitarroni, che regala un disco facile facile da mettere in rete allo svizzero Ruthermann e la frittata è fatta. Italia 3 - Svizzera 3 e tutti all'inferno. Sarà destino, ma in questo inizio di settimana l'Italia non riesce a cavare un ragno dal buco.
La giornata non è finita, la delusione continua a salire, e per noi italiani la speranza corre sui pattini; pattini che da domenica incutono sempre un po di timore: la caduta di Fusar Poli e Margaglio ha evidenziato le insidie nascoste dal ghiaccio, insidie che avevano favorito i quattro moschettieri del pattinaggio velocità nella semifinale dell'inseguimento a squadre contro gli olandesi. Ore 16, i quattro moschettieri ritornano sul ghiaccio dell'Oval Lingotto; c'è una missione da compiere: rassicurare gli italiani che il ghiaccio è nostro amico. La gara inizia subito per Sanfratello, Anesi e Donagrandi, che si comportano abbastanza bene, ma non sono loro che devono lottare per la medaglia: i migliori saranno protagonisti nelle ultime batterie e con loro sarà protagonista, il nostro, Enrico Fabris. Il pattinatore vicentino è tra i favoriti, questa è la sua gara; Fabris è stato il primo italiano a portare una medaglia a casa in queste Olimpiadi, stupendo tutti nei 5000m, e su di lui è riposta tutta la fiducia della federazione e dei tifosi azzurri, consci che in questa gara possa dare tanto.
All'Oval Lingotto, diventato Pala-Olanda per l'occasione, vista la grande presenza di orange, Fabris deve vedersela proprio con l'olandese Kuipers, nella diciassettesima batteria: la gara inizia e come al solito l'alfiere azzurro va piano, molto piano, ai 300m è solo diciassettesimo, e per di più deve rallentare per dare la precedenza all'olandese che gli è davanti; ai 700m Fabris inizia a scaldarsi e a recuperare, è quindicesimo; ai 1100m è secondo ma vede Kuipers lì a 44 centesimi di secondo; ai 1500m è primo con un tempo di 1:45.97. Fabris si conferma un diesel: una volta raggiunti i giri giusti non si ferma più. Parafrasando le parole dell'inno ufficiale di questi Giochi: Fabris va' più veloce di un'idea, più alto della libertà, più forte di un urlo di marea, va' sempre dove la tua strada va. A quattro batterie dalla fine Enrico è primo, ma bisogna aspettare gli altri favoriti: Chad Hedrick, Shani Devis ed Erben Wennemars. All'Oval Lingotto la tensione sale, Fabris è li ad aspettare l'esito delle altre batterie. Le batterie di Hedrick e Wennemars, non provocano danni, l'italiano è sempre li saldo al primo posto, ed ora una medaglia è sicura.
La gara non è finita qui, ora bisogna capire di che metallo è fatta la medaglia. È il momento dell'ultima batteria e quindi arriva il momento di Shani Devis, campione olimpico dei 1000m. Come da pronostico ai 1100m Devis è primo; il cuore di Fabris batte sempre più forte; ai 1500m Devis chiude con un 1:46.13, e non basta, è più lento di 0.16 secondi. È Oro! Fabris sfugge alle fiamme dell'inferno, e stavolta è solo paradiso. Enrico raccoglie la sua terza medaglia olimpica di questa edizione dei Giochi, e diventa l'uomo di Torino 2006, superando anche i grandi Tomba e Monti che ne avevano raccolte solo due. La delusione ora può lasciar spazio alla gioia e ai festeggiamenti. Il nostro principe azzurro dopo aver trascinato all'oro i compagni, nell'inseguimento a squadre, ha portato i tifosi in paradiso, almeno fino al prossimo tuffo all'inferno.
19 Febbraio: Italia 4 volte Italia: è oro!
Pragelato Plan ore 11:43, è una domenica di metà Febbraio, un ragazzo con una bandiera tricolore incastonata tra la tuta azzurra e il pettorale n.4, porta il dito sulle labbra, come per chiedere silenzio: nessuno può parlare, nessuna polemica, nessun commento; sta per tagliare il traguardo della gara più importante dello sci nordico, e lo sta facendo in testa, davanti al suo pubblico, nell'edizione più importante delle Olimpiadi Invernali, quella di casa, quella di Torino 2006.
Quel ragazzo si chiama Christian Zorzi, Zorro per gli amanti del fondo; la gara è la staffetta 4x10 Km Mx maschile di sci di fondo, la gara che ci vide trionfare dodici anni fa a Lillehammer, davanti al Re di Norvegia, incredulo nel vedere l'impresa dei quattro ragazzi italiani - Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta, Silvio Fauner - che battevano i super-favoriti norvegesi. Molti in questi dodici anni hanno pensato che quell'impresa fosse stata solo una piacevole sorpresa data dal caso, e che difficilmente si sarebbe ripetuto un evento del genere, tanto meno nell'Olimpiade di casa, nella quale i temutissimi norvegesi avrebbero fatto carte false per vendicarsi dello sgarbo fatto a Lillehammer. Alla vigilia Marco Albarello, capo dello staff tecnico azzurro, appariva nervoso, a cena era una molla: sentiva l'importanza della gara e la pressione che questa comportava. Per quanto riguarda gli atleti, invece, erano tutti carichissimi, pronti a dare il meglio, sicuri che si poteva solo fare bene; e tra una partita a scopa ed un'altra si rilassavano in vista della gara di stamane.
Ore 10, tutti pronti a Pragelato, per primo tocca a Fulvio Valbusa, detto Bubu, il cui percorso in nazionale negli ultimi tempi è stato burrascoso: neanche un mese fa in Val di Fiemme, aveva abbandonato la nazionale in contrasto con le scelte dei criteri di selezione per i Giochi Olimpici. Alla partenza Valbusa, appare carico, voglioso di far bene, e lo dimostra stando sempre attaccato ai migliori, non li molla per niente al mondo, sa che nella sua frazione deve stare li, in modo da lasciare il testimone a Giorgio Di Centa con il minor distacco possibile dai primi. Ai 10 Km iniziali il distacco dai canadesi, in quel momento in testa al gruppo, è lieve: solo 1.7 secondi. Giorgio Di Centa, fratello della grande Manuela, vincitrice di sette medaglie olimpiche, è il secondo alfiere azzurro. Di Centa deve riscattare la delusione avuta una settimana fa nella 15 Km Pursuit, dalla quale si aspettava una medaglia; Giorgio è bravo, si tratta di percorrere 10 Km a tecnica classica, la sua specialità: non può e non deve sbagliare.
Come da imperativo, Giorgio non sbaglia; cambia la classifica in testa, ora sono i cechi a dettare l'andatura, ma il distacco non varia: sempre e solo 1.7 secondi. A questo punto il testimone passa a Pietro Piller Cottrer, detto Killer Piller, bronzo nella 15 km Pursuit. Scelta questa di mettere Killer Piller in terza frazione, che ha suscitato un po di dubbi, ma che si è rivelata vincente: Pietro è il più forte degli italiani nella tecnica libera, ed era auspicabile un suo utilizzo in ultima frazione, in modo da piazzare l'acuto vincente prima del finale ed evitare la volata, assai più congeniale al tedesco Tobias Angerer.
Al di là di qualsiasi altra ipotesi, e soprattutto senza se e senza ma, Piller Cottrer comincia subito a studiare il percorso e i suoi avversari: prova a scremare il gruppo, ma è troppo presto e la pista sotto una incessante nevicata non consente acuti, in quanto il primo finisce per spalare la neve e avvantaggiare quelli che stanno dietro, consegnando loro una pista più pulita. Dopo questa fase di studio durata 8.9 Km, nella quale il fortissimo norvegese Frode Estil si stacca dal plotoncino dei quattro di testa, Killer Piller piazza l'acuto che fa staccare anche il tedesco e il ceco, e tenta la fuga alleandosi con lo svedese Soedergren. Sul difficile salitone finale, Piller Cottrer stacca anche lo svedese e si lancia sul traguardo per passare il testimone all'ultimo alfiere azzurro, Christian Zorzi, con un vantaggio di 5.6 secondi sulla Svezia e 19.3 sulla Germania del temuto Tobias Angerer. A questo punto viene fuori il grande Zorro che non ti aspetti: la scelta dello staff tecnico di assegnargli l'ultima frazione era dettata dalla sua grande forza in volata, e invece si assiste ad un super Zorzi all'attacco dal primo metro dei suoi 10 Km. Una frazione fantastica, aumenta sempre il vantaggio, un aumento costante che supera i 30 secondi; un distacco che fa sbilanciare Stefania Belmondo, in cabina di commento per la Rai, che pronostica, specificando che fin'ora non ne ha beccato uno, la vittoria degli azzurri; un distacco che permette a Zorro di fermarsi prima del traguardo per salutare i tifosi e prendere il tricolore, prima di assicurarsi un posto nell'Olimpo dei Giochi Invernali. La Germania, finita poi seconda, e la Svezia, finita terza, sono lontane.
Ore 11:43, uno spot recitava "è sempre l'ora dei pavesini", questa invece è l'ora dell'oro, e scusate il gioco di parole; questa è l'ora di festeggiare. Dopo l'inseguimento a squadre di pattinaggio velocità e lo slittino di Armin Zoeggeler, bisogna riaprire le porte di Casa Italia ad un altro oro. Per chiudere bisogna imparare la lezione impartita ieri a tutto il mondo dal norvegese Kjetil Andre Aamodt, collezionista di medaglie: un trionfo altro non deve essere che la base per costruirne altri. Una lezione che Piller Cottrer sembra aver imparato: due medaglie in una settimana. All'alba dell'ultima settimana di questi Giochi Olimpici Invernali, non resta altro che dire: se il buon giorno si vede dal mattino, sarà sicuramente un giorno da ricordare.
|