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Il tema sollevato è di grande spessore ed interesse perchè investe sia il mondo dei produttori che quello dei consumatori...E' da evidenziare, però, come esso sia nato a causa di una concomitanza di fattori che hanno permesso quest'invasione del "Made in China". Innanzitutto, l'aumento del "carovita" non è stato contrastato da nessuna politica di Governo; piuttosto, quasi mensilmente l'inflazione sale di almeno 3 punti percentuali (ma ciò non corrisponde al vero perchè i prodotti presi in considerazione dal "paniere ISTAT" sono i meno consumati...è un giro malavitoso anche questo....), costringendo le famiglie a gettare l'occhio su prodotti meno costosi, badando anche meno alla qualità effettiva dell'acquisto. I prodotti venduti dai commercianti cinesi vengono direttamente importati dal proprio stato, dove la manodopera è irrisoria...Ebbene, nelle politiche liberoscambiste porre un veto alle importazioni sarebbe antidemocratico...Allora l'unica soluzione è assistere passivamente al degrado dell'economia italiana? Assolutamente no! Pensiamo se i soldi guadagnati da questi commercianti venissero INTERAMENTE investiti nel nostro Paese, evitando ogni forma di "fuga di capitali all'estero".Tutto ciò, associato ad una politica di prevenzione dell'evasione fiscale (che, a dir la verità, oggi è una macchia che copre gran parte del commercio) gioverebbe comunque alle casse statali.
Mi concentrerei, però, sulla contraffazione dei prodotti: questo è uno degli aspetti più gravi del problema perchè ammazza la fantasia dei nostri stilisti che spesso, non riscontrando effetti positivi dalle vendite sul mercato, evitano in un secondo momento di rischiare ed entrare in commercio con un nuovo prodotto.
Limitare l'ingresso nel nostro Paese di questa gente lo troverei come l'atto discriminatorio più infame che possa essere attuato. Chi vive in regola, rispetta le leggi e lavora seguendo i requisiti imposti dal nostro ordinamento ha il DIRITTO di far parte della nostra società...Ricordiamoci quando ad emigrare erano i nostri conterranei e si adattavano a TUTTO pur di campare, venendo spesso emarginati dall'America libera e democratica che qualcuno vuole farci credere....Piuttosto, rivediamo le leggi in materia di immigrazione e diritto del lavoro.
La cosa che mi dà più fastidio, però, è che nonostante la concorrenza spietata del "made in China", le nostre aziende hanno rinunciato ad abbassare il prezzo finale del prodotto, rinunciando a un certo margine di guadagno...
Infine, vorrei puntualizzare come questo discorso abbia portato a forme di discriminazione nei confronti dei cinesi, visti quasi come oggetti misteriosi della società...Ricordiamoci che fra qualche anno, anche a causa degli effetti della globalizzazione, il costo del lavoro crescerà inevitabilmente anche in Cina che si uniformerà agli stati occidentali...Basta aspettare allora? certo che no. Dopo la Cina, emergeranno l'Algeria, la Papuasia, il Cile, ecc ecc, cioè tutti i Paesi in via di sviluppo che concorreranno con quelli già sviluppati...Pertanto, cerchiamo di risolvere il problema ora che si è ancora in tempo..Un giorno potrebbe essere troppo tardi....
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