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Da ANSA.IT
RANGOON - Sono molte migliaia le vittime del ciclone Nargis che ha devastato il sud-ovest della Birmania, colpendo in particolare le regioni di Rangoon e del delta del fiume Irrawaddy, dove ha lasciato dietro di sé decine di migliaia di senzatetto. Il ministro birmano degli affari esteri Nyan Win, intervenendo alla televisione di stato, ha parlato di "più di diecimila morti" e 92 mila senzatetto, ma l'agenzia Nuova Cina, citando "dati ufficiali" diffusi dalle autorità locali, ha riferito di oltre 15.000 persone uccise dal ciclone. Certo il bilancio non è definitivo perché sono molte le zone che non sono ancora state raggiunte dai soccorsi.
Si tratta comunque di cifre che delineano un quadro disastroso della situazione, tanto grave da aver indotto i militari che da 45 anni governano il paese col pugno di ferro, mantenendolo isolato dal mondo, ad accettare aiuti internazionali sotto la supervisione dell'Onu. Paul Risley, portavoce del Programma alimentare mondiale (Wfp) a Bangkok, ha infatti annunciato che "il governo birmano ha mostrato la volontà di accettare l'aiuto internazionale attraverso le Agenzie delle Nazioni Unite". Da Ginevra la portavoce dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), Elysabeth Byrs, ha affermato che si stanno mettendo a punto i dettagli per poter intervenire concretamente. La Commissione Europea ha stanziato due milioni di euro ed anche la Casa Bianca ha annunciato l'invio di aiuti, ma ha sottolineato che prenderà precauzioni per evitare che i fondi possano essere usati in altro modo dalla giunta militare birmana.
Ormai la Birmania è passata di moda. Si parla solo di Tibet e Cina, ma non dimentichiamo l'eccidio dei monaci di pochi mesi fa in questo Paese malgovernato da una cerchia di militari corrotti e interessati solo al proprio tornaconto. Erano 30..40 morti per loro. Ma non sono riusciti a contenere la marea del disastro. Oltre 15000 vittime. E rifiutano gli aiuti se non provengono direttamente dall'Onu.
Tanto a loro poco importa, ben protetti nella loro capitale nella foresta.
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