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Astuzia, ingegno, velocità, gioco di squadra o una scelta poco felice di “giocare a fare la guerra”? Il “Soft air”, fin dai primissimi anni di vita, è stato quasi sempre accolto con una certa perplessità da puristi e pacifisti, ma non solo. E c’è da dire che in certi casi nemmeno i media sono stati tanto dolci con chi ama quello che a tutti gli effetti deve essere considerato uno sport, visto che è riconosciuto da un’associazione nazionale (la federazione nazionale war games). Non è difficile essere polemici con chi sceglie di praticare questo sport che in tanti ancora non conoscono. I “soft – gunner” (così sono chiamati tutti i giocatori) sono divisi in due o più squadre e prima di iniziare le missioni decidono i parametri di gara. I contendenti sono muniti di pistole, fucili e artiglieria varia (tutta rigorosamente adatta al gioco) con la quale devono cercare di eliminare i componenti della squadra rivale. Questo lo si può fare colpendo il soft – gunner avversario con i piccoli colpi di plastica caricati nelle armi e sarà l’eliminato stesso ad autoescludersi dal gioco. Una delle componenti fondamentali, quindi, è proprio la lealtà. Bisogna dire che i giocatori non corrono alcun pericolo per la propria incolumità visto che questi sono muniti di particolari protezioni che proteggono nello specifico il viso, ma anche tutte le parti del corpo.
Il gioco non regna nell’anarchia totale come spesso si è voluto far credere. Ogni volta che si organizza una partita, infatti, i responsabili devono avvertire la Questura. Nonché mettersi d’accordo con i proprietari del suolo sul quale si svolgono le gare. Gli scenari all’interno dei quali prendono vita le azioni sono diversi; capannoni abbandonati, terreni, vecchie fabbriche, tutto ciò che stimola il gioco e la competizione è ben accetto.
Questo sport negli ultimi tempi sta coinvolgendo sempre più appassionati in tutta la provincia di Crotone. Tanto che questi hanno deciso di formare un’associazione sportiva senza scopo di lucro, che hanno chiamato “White sharks”, gli squali bianchi. Il presidente si chiama Salvatore Bossi che racconta come questa passione abbia conquistato dapprima un piccolo gruppo di amici, e successivamente un nutrito gruppo di ragazzi che oggi, compatibilmente con impegni di lavoro e familiari, si riunisce appena può per organizzare una partita. «Inizialmente - racconta Bossi – eravamo solamente in tre ad avere il pallino per questo gioco. Il sottoscritto, Antonio D’Agostino e Delio Racco. Proprio dall’esperienza personale di quest’ultimo in Emilia Romagna e successivamente dalle notizie scovate su internet, ci siamo affacciati pian piano al mondo del soft air». Ma questo, per la maggior parte di loro, è tutt’altro che un modo per giocare a fare la guerra. Qualcuno addirittura fa capire che è favorevole al ritiro immediato delle truppe italiane in Iraq. Mentre altri, per esperienza diretta, hanno potuto conoscere attraverso le parole di qualche familiare cos’è veramente la guerra. Per questo vogliono che il soft – air sia considerato per quello che è: uno sport. Semplicemente questo. E le caratteristiche ci sono tutte visto che si gioca in squadra, usando la preparazione personale e l’astuzia, la velocità. Salvatore Bossi non ha dubbi su questo e spiega con estrema chiarezza cosa rappresenta per loro questa passione. «Per noi – dice - non è altro che uno sport. Stiamo insieme e proviamo delle belle emozioni. Inoltre va considerato il fatto che stiamo sempre a completo contatto con la natura che tanti di noi amano e rispettano».
Naturalmente, quando ci si deve arrangiare per organizzare una partita, può accadere che si verifichino alcuni episodi curiosi che successivamente saranno susciteranno le ilarità dei soft – gunner davanti una birra o in pizzeria. Un paio piuttosto simpatici sono capitati anche ai White sharks. «Eravamo in un terreno vicino Rocca di Neto, racconta Bossio – quando abbiamo sentito degli strani rumori. Pensavamo che quella fosse la squadra avversaria, ma una volta uscirti allo scoperto con tanto di fucili e mimetica, ci siamo trovati davanti un anziano che lavorava la terra con le macchine e che non si è accorto di nulla. In punta di piedi abbiamo deciso di togliere il disturbo e cambiare zona. Un’altra volta, invece, ci siamo trovati di fronte dei cacciatori che, alzando le mani, ci hanno detto che non sapevano che quella fosse zona militare…».
L’associazione a Crotone conta circa trenta iscritti, alcuni dei quali, appena possono, disputano tornei nazionali in altre regioni d’Italia come quello realizzato in Sicilia. Tutti gli altri, oltre che alle partite crotonesi, hanno costruito un buon rapporto con i soft – gunner di Catanzaro e Cosenza con i quali organizzano le numerosi missioni. Della squadra crotonese fa parte anche una ragazza che dimostra come in questo sport sia garantita la sicurezza. I Withe sharks hanno un indirizzo di posta elettronica (
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) attraverso il quale intendono accogliere le richieste per tutti coloro che intendono avvicinarsi a questo sport. In fondo basta solo una spesa minima per l’attrezzatura iniziale… e il gioco è fatto!
Articolo pubblicato su Calabria ora
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