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L'alleanza tra fede e ragione
Spesso su questo sito, abbiamo avuto diversi battibecchi su un argomento a noi molto caro: ma Dio esiste?
A questa domanda, cercò di dare una risposta, SAN TOMMASO
d'Aquino.
Tommaso sostiene, nella Somma teologica, che la scienza rispecchia le verità teologiche, in quanto l'intera Creazione di Dio è soggetta alle leggi della natura fondate da Egli stesso. La scienza è quindi la stessa legge divina. "[...] poiché essa [la scienza] procede dai principi conosciuti con la luce di Dio e dei beati. Pertanto, allo stesso modo che la musica accetta come buoni i principii che le sono trasmessi dalla matematica, così la sacra dottrina accetta i principii che le sono rivelati da Dio" (Somma Teologica).
Nella Somma teologica, Tommaso indica cinque prove dell'esistenza di Dio, dimostrate per via razionale. Il procedimento utilizzato da Tommaso si appoggia sull'impianto della filosofia aristotelica del motore immobile e consta di una serie di argomenti "a posteriori", ossia che partono dai dati empirici dall'esperienza per giungere alla definizione di un principio primo che ne giustifichi l'esistenza. Anche per Tommaso, come in Aristotele, l'uomo è limitato nella sua conoscenza certa nella percezione delle sole cose materiali, ma alla certezza di Dio si può comunque giungere grazie allo strumento dell'intelletto razionale.
1° prova: Il movimento (il motore immobile). "Omne quod movetur ab alio movetur" (come già in Aristotele). Ogni cosa che muta, muta proprio in ragione di un qualcosa che la fa mutare. Tutte le cose passano dalla potenza all'atto, vi è quindi un mosso (l'ente che muta) e un movente (un altro ente che rende possibile il mutamento). Se ogni ente ha dunque alle spalle qualcosa che lo fa muovere da uno stato all'altro, non è ugualmente possibile che la catena degli enti mossi e dei loro moventi non abbia a monte un primo motore, un motore immobile che è motivo di ogni altro movimento. Per Tommaso, come in Aristotele, questo principio che mette in moto la catena dei mossi e dei moventi è senza dubbio Dio.
2° prova: Il rapporto causa/effetto (la causa incausata). Allo stesso modo, ogni ente è il prodotto di una certa causa che lo rende effettivamente ciò che è. In questa catena di cause legate ai relativi effetti, per Tommaso, come per Aristotele, deve pur esistere una causa prima, una causa incausata (senza causa efficiente alle sue spalle), perché, se così non fosse, il mondo si reggerebbe su una caduta infinita e a ritroso della cause. Ammettere ciò significherebbe che il mondo si regge sul nulla, ecco perché Dio si identifica con questa causa che genera ogni altro effetto e che non ha alcuna causa alle sue spalle, poiché è Dio l'unico creatore di tutte le cose.
3° prova: La contingenza (l'essere necessario). Il mondo è fatto di cose possibili, ovvero di cose che nascono e finiscono, che passano da uno stato di essere a non essere più (sono contingenti, ovvero "sono fintanto che sono" ). Ciò comporta la possibilità che tutto ciò che esiste possa essere stato un giorno un nulla (ex nihilo nihil, ovvero "ciò che esce dal nulla, rimane un nulla" ). Ecco allora la necessità di un essere assolutamente necessario, ovvero qualcosa che non può non esistere, la sostanza stabile di tutte le cose, ovvero, Dio.
4° prova: I diversi gradi di perfezione (l'essere perfettissimo). Le cose del mondo hanno tutte diversi gradi di perfezione, una cosa può essere più o meno bella, più o meno vera, più o meno giusta. Tutte hanno in sé la possibilità di migliorare e comunque lasciano aperta la possibilità di un miglioramento. Se ogni cosa potesse migliorarsi all'infinito, il concetto stesso di perfezione ne risulterebbe svuotato, poiché mai nulla si potrebbe dire perfetto una volta per tutte. Ecco perché secondo Tommaso deve per forza di cosa esistere un essere perfettissimo, che è già perfezione e contiene al massimo grado tutte le determinazioni finite degli enti finiti (contenga quindi il bello, il vero, il giusto come concetti puri e assoluti). Questo essere perfettissimo è Dio.
5° prova: il fine (l'intelligenza ordinatrice). Tutti le cose naturali tendono a un fine, ogni cosa naturale ha un ordine. Tuttavia tutte le cose naturali, organiche e inorganiche, non possiedono una coscienza del proprio fine, non sono coscienti di ciò a cui tendono e dell'ordine entro il quale sono state create. Dunque è necessario che dietro a questa loro mancanza di coscienza vi sia un'intelligenza cosciente e ordinatrice, che attribuisca a ciascuna di loro il fine per cui è stata creata: questa intelligenza ordinatrice è Dio.
Le cinque dimostrazioni non vogliono sostituirsi alle Verità di fede, esse costituiscono piuttosto dei preamboli alla conoscenza di Dio. Dio rimane essenzialmente inconoscibile concretamente, tuttavia, le cinque prove dimostrano come la ragione (opera di Dio, come ogni cosa) possa ugualmente provare la necessità di un principio divino che tutto produce e al quale ogni cosa tende. L'intero edificio della Creazione, comprensiva della ragione, rispecchia la Volontà di Dio (non vi è dunque contrasto tra fede e ragione).
Cosa ne pensate di queste prove? Fede e ragione possono andare d'accordo?