Un Mezzogiorno in crisi e sempre più distante dal resto del Paese. Occupazione ferma al palo, crescita modesta del Pil (+0,7%) e un tasso di disoccupazione reale che sfiora il 28%, spingono il Sud Italia ai margini dell'economia nazionale, con investimenti che rallentano e famiglie che non consumano e, una su due, a rischio concreto di povertà. A lanciare l'allarme per lo stato di salute non buono dell'economia meridionale è l'annuale rapporto della Svimez (l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) che denuncia la scomparsa, dalle statistiche ufficiale, di circa 350mila disoccupati che, ormai, smettono di cercare lavoro, tanto alto è il grado di delusione e frustrazione per un posto di lavoro che proprio non riesce ad arrivare. «Il Sud resta un problema aperto - spiega il presidente di Svimez Nino Novacco - ed è fondamentale intervenire subito con politiche strutturali capaci di porre rimedio al problema dei crescenti divari territoriali». Divari che, prosegue Novacco, rischiano di diventare ancora più grandi, considerato come, «entro il 2050, il Centro Nord vedrà aumentare di oltre 5 milioni i propri abitanti, a discapito del Sud, che ne perderà oltre 2 milioni».
Il Mezzogiorno, spiega il rapporto, è ancora tagliato fuori dai flussi di investimenti diretti esteri, che in Italia rappresentano appena l'1,8% del Pil contro valori medi nell'Ue del 3,7 per cento. Dai 2006, dimostrano, infatti, che nel Sud sono stati concentrati investimenti per appena lo 0,66%, a fronte della ricca fetta (il 99,34%) che è toccata al Centro Nord.
Ma a testimoniare la crisi dell'economia meridionale e il gap sempre più marcato con il resto del Paese è, soprattutto, l'occupazione, che non riesce a crescere, a fronte di un aumento dell'1,4% al Centro-Nord (+ 234mila in valori assoluti), la lunga fila di disoccupati che ha smesso di cercare lavoro e il "sommerso", che riguarda circa un lavoratore su cinque,e resta la vera e propria spina nel fianco del Sud Italia.
E non va meglio sul fronte delle famiglie in difficoltà. Nel Meridione, infatti, il 10% dei nuclei familiari non si può permettere un pasto adeguato almeno tre volte a settimana e sta diventando una piccola impresa anche riscaldare casa o comprare medicinali o vestiti necessari. Vasca e doccia in casa mancano, ancora, al 2% delle famiglie pugliesi, all'1,5 di quelle calabresi e all'1,4% delle siciliane.
Mancano, poi, infrastrutture adeguate e non si investe adeguatamente in ricerca e sviluppo. E, allora, appena si può, si fa la valigia e si emigra, soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. I nuovi emigranti sono in larga parte pendolari: soprattutto maschi, giovani (l'80% ha meno di 45 anni), single o figli che vivono in famiglia, con un titolo di studio medio-alto e che svolgono mansioni di livello elevato nel 50% dei casi, a conferma, conclude il rapporto, dell'incapacità del sistema produttivo meridionale di assorbire manodopera qualifica. Gli alti costi delle abitazioni e i contratti a termine completano, poi, l'opera, spingendo a trasferire definitivamente la residenza fuori dalla regione di appartenenza.
Tratto da
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/
07/svimez-mezzogiorno.shtml?uuid=16b18582-54c0-11dd-97d2-f2d83a3912f8&
DocRulesView=Libero
Per chi volesse approfondire la ricerca:
http://www.svimez.it/Pubblicazioni/il_rapporto.htm
Io credo che questi dati si commentino da soli.