^Inj_Nath^ ha scritto:
carissima dott.ssa, psicoterapeuta, specializzata in demenza mentale, e membro onorario del sauriti's on web...nonchè detentrice della cattedra di gremmatticca ittalienna (storpia anche tu la nostra lingua:d)nella squola s.d.c.r.p.l.s.: squola dela cul-tura riabbilitativa per persone limmitate e saurite...nonchè mia adorata cugina....ti rinnovo un quesito che ti avevo fatto privatamente in msn e al quale hai voluto deviare:
Quali sono le ragioni psicologiche, antropiche,storiche e culturali per le quali invece per noi uomini e' piu' facile avere complicità e saper "convivere" sotto lo stesso tetto??
Grazie....Bacioni
caro ^Inj_Nath^
come ti ho già detto privatamente su msn, la differenza nel
modo di esplicare il sentimento competitivo, (
e stiamo attenti ho parlato di MODO DI ESPLICARE, il che significa che anche i maschi sentono questo tipo di competizione nei confronti di altri uomini, o nei confronti di donne stesse, magari più capaci e più adatte in un determinato ambito lavorativo), tra uomo e donna sta proprio nell'educazione di base avuta dai genitori, e da tutte le altre componenti di influenza sociale.
cerco di spiegarmi meglio:
lo stereotipo sessuale è completamente strutturato a partire dalla media infanzia (premetto, però, che lo studio sull'evoluzione dello stereotipo sessuale non ha datto molti e chiari risultati per problemi metodologici), pian piano i bambini divengono consapevoli delle differenze di genere socialmente più accettate e imposte, ed in base a ciò iniziano ad indirizzare il loro comportamento. Secondo alcune teorie dell'età evolutiva nei bambini si formano delle strutture cognitive che orientano l'attenzione dell'individuo ed elaborano le informazioni relativo ai comportamenti sessuali. Gli stereotipi sessuali occupano la gran parte di queste strutture cognitive (o schemi mentali) ed indirizzano il comportamento in modo tale che il bambino crescerà e si comporterà conformemente agli standard appresi e alle aspettative sociali (
ovviamente si parla di medie e non dell'intera popolazione mondiale). I primi fattori di influenza sociale si trovano, naturalmente in famiglia, e quindi nei genitori, le quali aspettative ed educazione influiscono in maniera notevole sullo sviluppo degli stereotipi sessuali culturalmente condivisi, ad esempio l'ambiente di gioco del bambino viene allestito a priori in base al suo sesso. I genitori descrivono il bambino, fin dalla nascita, in maniera diversa a seconda del genere (
ES: nasce una bambina i parenti la descrivono così: "ha il viso DOLCE e GENTILE-->termini tipicamente riconducibili a caratteristiche femminili; nasce un bambino, è così descritto: sembra fin d'ora PESTIFERO, si muove tutto, è molto ATTIVO-->termini tipicamente maschili), nello stesso modo i metodi con cui i genitori interagiscono con i figli maschi e le figlie femmine differisce per molti aspetti (ES: un padre è molto più severo con un bambino che gioca con le "barbie" che con una bambina che usa una "macchinina"

, inoltre gli adulti sono molto più pronti a discutere di sentimenti con le femmine che con i maschi, conclusione i genitori orientano i loro bambini nella direzione adatta al sesso di appartenenza fin dai primi anni di vita.
Qusto diverso metodo di approccio, così come fa nascere nel maschio un'identità di genere maschile e nella femmina un'identità di genere femminile, fa sì (naturalmente) che nel comportamento e nell'atteggiamento dei figli presto uomini, o donne, si instaurino i tratti caratteristici di quel genere. Mentre le bambine, in genere vengono abituate al "trattamento" del corpo, della bellezza, da una qualsiasi madre, molto meno i figli maschi, e proprio come spiegato nell'articolo, ( e viste anche le differenze sopra spiegate), è proprio il rapporto con la madre e la sua educazione all'"egocentrismo-egoismo", al "competere" malsano che porta tante donne ad avere un sentimento di rivalsa a priori nei confronti di tutte le altre donne, mentre il figlio maschio è, sì, abituato al competitivismo, ma ancor più al "menefreghismo", al "farsi i fatti propri e seguire solo la propria strada prima di tutto".
Di conseguenza poichè il sentimento di competizione è comune ad ogni essere umano, le differenze nell'atteggiarlo risiedono proprio nei primi anni di vita e nell'educazione ricevuta.
caro cugino sono stata abbastanza esaustiva?!?! P
