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Il prossimo referendum confermativo del 25/26 aprile apre le porte a due scenari tra loro diversi. Al di là delle questioni relative ai cambiamenti in materia istituzionale,come ad esempio il Senato federale o la fine del bicameralismo "perfetto",quello che colpisce maggiormente è la cosiddetta "devoluzione". Da un lato il "Sì" punta netto al decentramento fiscale(e non solo),gettando le basi per "l'Unità federale dello Stato". Dall'altro il "No" vuole mantenere le cose come stanno.
In ogni caso,a mio giudizio,ci sono i pro e i contro in entrambe le scelte.
Il cambiamento andrebbe a tutto vantaggio delle regioni più sviluppate economicamente del Nord,che potrebbero varare una fiscalità di vantaggio per le proprie imprese e ridurre,fino all'azzeramento,i fondi destinati alle zone meno produttive del Paese. A fare da contr'altare a questa situazione rosea quanto egoistica,si avrebbe lo sfascio del Meridione,costretto nel giro di pochi anni a "issare bandiera bianca" in servizi pubblici essenziali,quali la sanità e l'istruzione,note dolenti già oggi come nel passato.
Mantenere la situazione attuale,votando "No", non gioverebbe a nessuno degli storici "litiganti"(il Nord e il Sud,appunto),in quanto la modernità rimarrebbe confinata nella pianura padana ed in poche altre zone,mentre le pratiche affaristiche e clientelari della peggior specie continueranno all'infinito. Almeno fino a quando la nostra gente non capirà che per affrancarsi da questo stato di subalternità,serve un'indipendenza,prima di tutto della classe dirigente,dal potere economico-politico di Roma e,più subdolamente,di Milano.
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