Effettivamente bisogna affermare che i ragazzi di Birmingham, e proprio di ragazzi si tratta, non hanno innovato e non hanno fatto uscire un disco propriamente rivoluzionario. Ma, nella storia musicale, esistono momenti di evoluzione e momenti di stasi, ed in questi ultimi si ripensa e si rielabora in diverse forme ciò che ha consentito a gruppi quali
Joy Division,
Depeche Mode o
Jesus & Mary Chain, per fare un esempio limitatamente al decennio dark, di ergersi quali colossi della storia del rock. Ma cosa volete di più da un disco d’esordio come questo
The Back Room, perla della produzione d’Oltremanica dell’anno solare 2005? Basta alcuni secondi e sembra di essere ritornati indietro di venti anni, mentre sul palco dell’Hacienda di Manchester si alternavano gruppi che avrebbero immediatamente cambiato la storia della musica.
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| Gliss |
L’orario di apertura è previsto per le 21.30, ma si arriva con notevole ritardo, perché è sabato ed anche perché avevamo preso le prevendite il giorno prima. Il Qube, noto locale di via di Portonaccio, famoso per le sue serate trasgressive, tra le quali merita menzione il “Muccassassina”, si appresta a riceverci con i suoi tre piani, e proprio all’ultimo è previsto lo scenario del concerto. Aprono gli statunitensi
Gliss, formazione composta da
David Reiss (Chitarre),
Martin Klingmann (Voce e Basso) ed una bellissima
Victoria Cecilia (Batteria), magari di origini italiane, chissà, vi lascio con il dubbio. Il trio presenta
Kick in your hearth, bellissimo disco d’esordio, venato di preziose schegge shoegazing, con le chitarre che furoreggiano al momento giusto ed una voce molto sospirata, ed adatta al decadentismo generale del gruppo. Il rimando immediato è ai suoni dei mitici
Black Rebel Motorcycle Club, ed il frastuono elettro/blues ci avvolge come una caldo paraorecchi per le comunque non troppo rigide serate di inizio febbraio. Il gruppo piace ed il folto pubblico apprezza molto il lavoro degli yankees, come dimostrato dalle numerose copie del cd venduto in promozione dagli stessi Gliss a fine serata, e divorate in pochi momenti.. A proposito, l’ho comprato anch’io, e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di ottenere anche l’autografo della band ed anche della bella
Cecilia, grazie a preziosi suggerimenti, ma per il numero di telefono dovrò aspettare il prossimo concerto, era troppo impegnata. Ne risentiremo parlare.
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| Editors |
Tempo mezz’ora dopo ed appaiono gli ospiti principali della serata, vale a dire quattro ventenni in cerca di gloria! Ebbene si, le facce dei giovani
Editors, raccontano di una età compresa tra i 19 ed i 22 anni, magari il bassista ne avrà di più, ma forse è solo una impressione, perché è grande e grosso. L’approccio è nettamente dark, le atmosfere evocate sanno di nebbia e vertigine, albe nuvolose e brumose. In una parola sola, new wave, pura, perfettamente in sintonia con le definizioni che ci avevano fatto del gruppo: la risposta inglese agli
Interpol. La cosa che forse colpisce di più al primo impatto è la voce calda e profonda del cantante,
Tom Smith, che con la sua mimica e con il suo modo di tenere il microfono e cantare, ricorda troppo il compianto
Ian Curtis, speriamo per lui non faccia la stessa fine. Ci crede molto il ragazzetto, ed anche gli altri componenti del gruppo, l’altro chitarrista
Chris Urbanowicz, il bassista
Russel Leetch ed il batterista
Ed Lay.
In particolare si segnalano la precisione stilistica delle linee di chitarra che portano il suono ripetutamente ad infrangersi ed ad immergersi negli anni 80.
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| Editors |
L’avvio è segnato dalle hit del gruppo: perchè di hit si tratta, perché il disco d’esordio ha prodotto una notevole notorietà per l’eccezionale
All Sparks, per la famosissima (meritatamente)
Blood, aiutata anche dalla ripetizione continua del video da parte di Mtv. I fan apprezzano, e vengono aiutati anche dalla prestazione super di un
Tom Smith in grande vena: si muove, si agita, fissa il pubblico, prende a ballare, scherza e ride con i compagni mentre, in totale antitesi, canta melodie malinconiche. Il ritmo incalza ed ecco arrivare il singolo
Munich, potenzialmente uno dei migliori del 2005, ma forse il momento migliore della serata arriva con
Camera, quando l’improvviso silenzio del pubblico è l’incipit principale di una delle più belle creazioni del gruppo, con lo stesso
Smith al piano ed il chitarrista
Urbanowicz che disegna geometrie di precisione chirurgica con la sua arma. La serata scivola liscia come la birra che stiamo bevendo, mentre i figli d’Albione inanellano di seguito
Someone says e
Lights, e successivamente, dopo pochi secondi di pausa, richiamati a gran voce dal pubblico, si preparano alla seconda parte dello show, dove si ergono in maniera esponenziale
Open your arms e la finale prepotenza di
Fingers in the factories, che lasciano il pubblico estasiato ed a bocca aperta.
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| Editors |
Anche noi apriamo la bocca, ma abbiamo finito la birra, e dobbiamo dichiaraci pienamente soddisfatti degli
Editors. Tutto già sentito, saputo, risaputo, masticato e sputato? Magari si, basta un qualsiasi ascolto di
Unknown Pleasure,
Darklands od un altro capolavoro degli anni 80 per farci la domanda principale:“Ma ne valeva la pena fare un lavoro che già altri hanno già fatto, toccando vette irraggiungibili?”. Ascoltate
The Back Room prima di decidere, e fatevi portare in alto, sopra la vostra città, sopra i grattacieli, sopra le miserie di tutti i giorni, sopra le nuvole, dalla voce che fa “Open your arms and welcome…”.
Sito ufficiale del gruppo inglese.
Lo space del gruppo americano.