Film ambientato in un quartiere residenziale - chiamato, appunto, la Zona - che si erge, con le sue ville per ricchi tutte uguali e le sue strade videoservegliate dalla vigilanza privata - proprio accanto a una poverissima favela, fatta tutta di baracche. Scenario tipicamente latinoamericano, ma che, viste le baraccopoli e i campi rom che ci sono nelle nostre città, non ci appare in fondo così lontano. La trovata di sceneggiatura è immaginare che nella Zona, anche a causa della corruzione delle istituzioni, gli abitanti abbiano ottenuto una sorta di legislazione speciale, una sorta di Stato nello Stato, nel nome della sicurezza da garantire a chi ci vive. E così, quando una notte tre ragazzi sbandati decidono di scalare il muro di cinta del quartiere per rubare, e uccidono una donna anziana, tutto diventa lecito.
Gli abitanti uccidono due dei malviventi, e anche - per sbaglio - un poliziotto; il terzo ladro, un ragazzino coinvolto nel tentativo di furto quasi per caso, riesce a fuggire. E si rifugia nella cantina di uno dei protagonisti: qui il figlio sedicenne dell'uomo, un adolescente chiamato Alejandro, lo trova. E mentre gli adulti del suo gruppo sociale si preparano a corrompere ancora una volta le forze dell'ordine, in cambio di una tacita licenza di uccidere, toccherà proprio ad Alejandro compiere una scelta difficile...
"L'
ansia da
sicurezza che degenera in paranoia. La barriera tra ricchi e poveri che diventa un
Muro. L'
odio che esplode fra chi ha tutto e chi nulla. L'altro da sé visto solo come nemico da
abbattere. La
paura che scatena la
violenza più cieca. Il gruppo minacciato che si trasforma in branco. Ci sono tutti questi temi attualissimi, un vero compendio delle questioni irrisolte di inizio Millennio, in uno dei film più belli degli ultimi tempi." de La Repubblica
E' un mio impegno sottolineare i nuovi usi e costumi lessicali.In mondo in cui la sicurezza e la paura fanno salire al governo criminali.