| Le Eumenidi - Teatro Apollo |
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8-9 e 10 (in matinée) -
febbraio 2007
di Vincenzo Pirrotta
da Eschilo e dalla traduzione di Pier
Paolo Pasolini
regia Vincenzo Pirrotta con la
collaborazione di Pasquale De Cristofaro
scene Pasquale De Cristofaro
musiche Ramberto Ciammarughi
eseguite dal vivo da Emanuele Esposito
e Gianni Maestrucci (percussioni)
Angelo Lazzari (chitarra)
con Vincenzo Pirrotta
Giovanni Calcagno, Marcello Montalto, Salvatore Ragusa
Maurizio Rippa (contraltista)
produzione CTB Teatro Stabile di
Brescia - La Biennale di Venezia
Fondazione Orestiadi di Gibellina -
Teatro di Roma
Eumenidi , nella singolare lettura di Vincenzo Pirrotta,
“adatta ad Atreo e Tieste le forme del c u nto
della narrazione epica dedicata in genere a mori e paladini, con il
dialetto siciliano che si arricchisce di improvvise e particolarissime
variazioni ritmiche, strane scansioni vocali che imprimono alla dizione
una forza incalzante e insieme un'asciutta astrazione”.
La scena di Pasquale De Cristoforo
è essenziale: un grande cubo di cristallo, che rimanda ad un
dipinto di Francis Bacon. Forte è l'impatto delle musiche di
Roberto Ciammarrughi, eseguite dal vivo e dalla
“sonorità violentemente primordiale”.
Sulla scena, insieme a Vincenzo
Pirrotta che incarna sia Oreste sia Clitennestra, Giovanni Calcagno,
Salvatore Ragusa, (un attore “in via di
definizione”) e Maurizio Rippa. Quest'ultimo, contraltista,
dà al discorso di Atena una personale e particolare
intensità musicale.
Vincenzo Pirrotta ha ricevuto il
premio dell'Associazione Nazionale Critici quale autore, attore e
regista di Eumenidi "per la prorompente
fisicità attorale e la forza interpretativa che unisce nei
suoi spettacoli allo stesso tempo tradizione e modernità".
Racconta Pirrotta: “Sono
stato allievo di Mimmo Cuticchio. Il suo teatro e la tradizione
siciliana dell'opera dei pupi sono la base professionale di un lavoro
che poi ho via via sviluppato personalmente. Ho preferito concentrarmi
sulla parte vocale e sull'utilizzo del corpo, lasciando da parte la
manipolazione dei pupazzi, a cui mi sentivo meno portato. Avevo
già lavorato alla trilogia di Eschilo. La raccontavo in
pubblico utilizzando le forme popolari del cunto ,
affidandomi alla particolare scansione ritmica di questo tradizionale
genere siciliano di racconto. Avendo fatto tesoro dei ritmi del cunto
tradizionale sono andato alla ricerca di forme
più arcaiche, quelle ancora vive nella tradizione
nordafricana e magrebina, le cui assonanze sono presenti nella cultura
della mia isola”.
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Luogo: Teatro Apollo, Crotone |
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