LE POPOLAZONI PREISTORICHE E' certo che l’uomo ha abitato la Calabria dalle epoche più antiche, ma scarse testimonianza abbiamo per l’età mesolitica e paleolitica. Meno incerta è la vita dell’uomo in Calabria nella fase neolitica: manufatti risalenti a questa età sono stati ritrovati persino nella provincia di Catanzaro, cioè nel territorio che ci interessa di più da vicino perche corrisponde pressappoco alla Crotoniatide.
Il materiale trovato consiste in asce e scalpelli di pietra levigata. Gli uomini di questa età, vivevano in grotte naturali o capanne , seppellivano i morti col rito dell’inumazione in tombe formate da lastroni di pietra(scoperte a Girifalco), ed avevano scambi commerciali con le isole Lipari come sembra provare il largo uso dell’ossidiana.
Poco invece ci è rimasto, in tuta la regione Calabrese, della fase eneolitica. Maggior importanza ha invece la civiltà del ferro, che si svolse tra il decimo e l’ottavo secolo. Gli uomini di questo periodo vivevano in piccole comunità, inumavano i morti in posizione rannicchiata o distesa, producevano vasellame d’argilla di impasto grezzo. Lavoravano il bronzo e il ferro, con cui formavano armi, mobili, e altri oggetti d’uso quotidiano.
All’epoca della colonizzazione greca, il territorio di Crotone, era abitato dai Coni, una popolazione che occupava quasi tutto il territorio ad occidente del Bradano fino al promontorio Lacinio.
Una tradizione antica imparentava questi Coni con gli Enotri, i quali in origine avevano occupato la punta estrema del Bruzio, poi avevano allargato i loro confini fino a Laos sul Tirreno, a Metaponto sullo Ionio. Pare che questi popoli fossero di origine pelasgica; i Coni poi sembrano essere molto simili ai Chaoni, una popolazione dell’Epiro che i greci dell’età classica consideravo semibarbarica;una città epirotica era chiamata Pandosia come due cittadelle del paese dei Coni; una palude dell’Epiro si chiamava Acherusia e Acerunzia si chiamava una città ai confini dell’Apulia.
Probabilmente allora erano Coni provenienti dall’Epiro i primi abitanti Crotone. Il nome della città si faceva derivare da Crotone, che nella saga cotoniate è un eroe indigeno venuto a Crotone da Corcira, dopo che , alla morte del padre Feace, il fratello Alcinoo(o Alcimo) diventò re dell’isola.
IL MITO DI ERACLE (o ERCOLE) |
| Eracle |
Diodoro Siculo, che appartiene al I sec. a.C. , ma utilizza fonti più antiche, narrava che Eracle quando passava per l’Italia, avendo sorpreso Lacinio rubare alcuni dei suoi buoi, diede inizio ad una mischia, della quale rimase ucciso non solo Lacinio, ma anche Crotone colpito involontariamente dalla clava. Per espiazione, Eracle celebrò solenni funerali a Crotone e predisse agli abitanti del luogo che un giorno sulla sua tomba sarebbe sorta una città. Che avrebbe appunto avuto il nome del morto.
Il racconto di Diodoro Siculo risale probabilmente a Timeo lo storco della seconda metà del IV secolo, il quale è pure la fonte di Licofrone, autore dell’Alessandra. In questo poema gli abitanti di Crotone sono detti “figli laureta” e Laura o Laureta, figlia di Lacinio e moglie di Crotone.
Più ricco di particolari è il racconto di Canone, il quale pero trasferisce la saga in ambiente locrese e sostituisce a Crotone Locro, trasformando Lacinio in Latino, e Laureta in Laurine.
Se correggiamo l’errore di Conone, la versione della saga di Eracle a Crotone e la seguente:
Dopo la morte di Feace , re dell’isola di Corcira, uno dei suoi due figli Alcinoo, diventò re dei Feaci. L’altro, Crotone, si mise in mare e, giunto in Italia fu accolto benevolmente da Lacinio, il quale, gli diede in moglie sua figlia, Laureta. Non molto tempo dopo, venne dalla Spagna Eracle, coi buoi di Gerione e Crotone lo ospitò amichevolmente; Lacinio però, recatosi a trovare la figlia, e visti i buoi, li portò via. Eracle, accortosi del furto, raggiunse Lacinio e lo colpì con le frecce.
Intanto Crotone, temendo che Lacinio che era gagliardo nel corpo e nell’animo, potesse fare del male ad Eracle, corse in suo aiuto. Eracle però non lo riconobbe è, pensando che lo sconosciuto volesse soccorrere Lacinio, scagliò una freccia e lo colpì. Accortosi dello sbaglio, l’eroe celebrò solenni onoranze al morto, e predisse che in quel luogo sarebbe sorta una gloriosa città, che avrebbe portato il nome di Crotone.
Un'altra tradizione affine collegava l’origine del Santuario di Capo Lacinio, dedicato ad Era, col passaggio di Eracle attraverso l’Italia. Servio nel suo commento all’Eneide di Virgilio, dice che il tempio di Giunona Lacinia secondo alcuni fu così denominato dal re che lo aveva innalzato, secondo altri dal ladro Lacinio che Ercole aveva ucciso in quel posto ove poi aveva eretto il tempio a Era. In un'altra versione poi, riferita dall’interpolatore di Servio, si dice che il re Lacinio negò ospitalità ad Ercole che tornava dalla Spagna coi buoi di Gerione, e lo cacciò dal suo paese; a ricordo dell’avvenimento innalzò poi un tempio a Giunone, alla dea il cui odio era costato ad Ercole tanti travagli.
LE PRIME FASI DELL’INVASIONE GRECA  |
| Eracle |
Tute le versioni e redazioni della saga di Eracle nel territorio di Crotone sono piuttosto tarde, sicche esce impossibile ricostruire nei particolari la forma primitiva della tradizione. Solitamente, tradizioni come queste subivano col tempo deformazioni sempre più notevoli per diverse ragioni e molteplici vie: si trattava ora di tradurre poeticamente eventi reali relativamente recenti e posteriori alla colonizzazione del secolo VIII; ora di nobilitare la propria storia nazionale mediante un travestimento eroico delle proprie origini spesso umili e popolari; altre volte le saghe nazionali venivano riprese e modificate dietro lo stimolo di esigenze culturali e propagandistiche.
Così noi assisteremo alla trasformazione di Eracle in ecista di Crotone (forse nella seconda metà del secolo sesto, dovuta a ragioni che in seguito approfondiremo).
Oggi, tutta via, queste leggende non sono piu considerate una semplice prefigurazione di quella che fu poi la colonizzazione “storica” del secolo ottavo e di avvenimenti ad essa posteriori; esse hanno certamente un origine piu antica, e semmai il problema è di ricercare fino a che punto esse possano essere la traduzione poetica di eventi accaduti in tempi recenti e fino a che punto esse rispecchiano fatti reali e molto piu antichi, anteriori alla colonizzazione del secolo ottavo.
Certo, cercare di spiegare tutti i particolari della saga cotoniate, e quasi impossibile, ma una cosa si considera certa: che nei racconti della peregrinazioni di Eracle e degli eroi omerici lungo le coste italiane si conserva il ricordo sia pure deformato, dei primi contatti che si vennero a stabilire tra il mondo greco , o piuttosto, miceneo e le piu antiche popolazioni dell’Italia.
Questa “precolonizzazione” e confermata da alcuni documenti micenei ritrovati in Italia e in Sicilia. E non è senza significato il fatto che la ceramica micenea si ritrova in maggiore quantità proprio in quei luoghi in cui sono localizzate le imprese di Eracle e le avventure degli altri eroi greci.
L’INVASIONE ACHEA DEL SECOLO VIII |
| Diodoro Siculo |
I Greci, nella seconda metà del secolo ottavo, si stanziarono a Sibari, Crotone e a Metaponto, considerati originari dell’Acaia, quella regione settentrionale del Peloponneso che si affaccia sul golfo di Corinto. Originariamente l’Acaia era abitata da genti pelasgiche che erano state poi sommersi dagli Ioni, i quali soggiornarono in dodici città: Pel lene, Egira, Ege, Bura, Elice, Egio, Ripe, Patre, Faree, Oleno, Dime, e Triteia. Quando però al tempo del ritorno degli Eraclidi, i Dori invasero la Laconia, le genti predoriche che l’abitavano, cioè gli Achei,migrarono nella regione delle dodici città, che da essi prese il nome di Acaia e vi stanziarono, sopraffacendo gli Ioni. Successivamente parte di questi Achei attraversarono il mar Ionio per andare a fondare le tre colone achee del golfo di Taranto.
Che i fondatori di queste città fossero achei affluiti dall’Acaia è dimostrato dalle corrispondenze toponomastiche esistenti tra l’Acaia del Peloponneso e il territorio di Sibari, Crotone e Metaponto : Sybaris oltre ad essere il nome del fiume detto oggi Coscile, era cneh il nome di una sorgente dell’Acaia.
Quando i greci vennero in Italia, la scrittura alfabetica era gia diffusa nel mondo Ellenico. Il ricordo della fondazione delle città italiche e siciliote si conservò perciò senza troppe alterazioni fino a quando al secolo quinto, fino a quando cioè comparvero, nella Magna Grecia, i primi storici.
Il più antico di questi, Ippide di Reggio, vissuto probabilmente al tempo delle guerre persiane, ci ha conservato la tradizione della fondazione storica di Crotone: da un suo frammento apprendiamo che Miscello avrebbe voluto colonizzare Sibari invece di Crotone; ma l’oracolo di Delfi diede a lui questo responso: “Gobbo Miscello non facendo che vuole il dio, ti procurerai altri mali, gradisci il dono che ti è fatto”.
Una versione piu ricca di particolari, ci ha lascito Diodoro Siculo. In un suo frammento si dice che Pizia, interrogata da Miscello, gli ordinò di fondare Crotone, e poiché Miscello nonm conosceva la zona da colonizzare, l’oracolo diede un secondo responso che raccomandava di non scostarsi dal promontorio Lacinio ne dalle foci dell’Esaro. Quando miscello espesse l’intenzione di stanziarsi nel territorio di Sibari la Pizia pronunziò un minaccioso divieto (il terzo oracolo e quello riportato da Ippide).
Questa è la tradizione delle origini di Crotone, la cui ampia diffusione nell’antichità e attestata dai numerosi compilatori tardivi che la ripeterono senza discuterla (Ovidio, ecc). A questa tradizione si dà tutt’ora un valore storico.
D’altra parte la tradizione sopra riportata trova una conferma, nell’apparizione del tripode delfico simbolo di Apollo Pizio il dio che voleva la fondazione di Crotone, nelle monete Cotoniate a partire dagli ultimi decenni del secolo VI. Che poi questi simbolo sia più propriamente pitagorico (Pitagora era considerato figlio di Apollo Pizio e venne in Italia gia in possesso dei simboli apollinei) e un’ipotesi che attende una più convincente conferma.
Non pare che altri popoli, oltre che gli Achei abbiano preso parte alla fondazione di Crotone. Non deve essere presa in seria considerazione una notizia di Pusania secondo cui Crotone fu fondata dai coloni di Sparta durante il regno di Polidoro cioè al tempo della prima guerra messenica.
Questa tradizione e stata spiegata diversamente ma solo di recente è stata considerata come la deformazione di un altro avvenimento ricordata da Eforo, il quale narra che i Laconi venuti in Italia trovarono gli Achei impegnati in una lotta contro gli indigeni, ed essi offrirono il loro aiuto prima di stabilirsi a Taranto, questi Achei non possono che essere i fondatori di Crotone.
E una pura congettura la partecipazione dei coloni provenienti da Zacinto alla fondazione di Crotone, suggerito dal fatto che un Demo di Crotone era chiamato Zacitno, ma non confermata da nessuna testimonianza antica.