 | | Aula consiliare del Comune di Crotone |
“Nessuno è intoccabile!”. Con queste lapidarie parole si è concluso il 7 gennaio, nell’aula consiliare del Comune di Crotone, il Convegno sulla Legalità, la Sicurezza e lo Sviluppo, che ha inteso riportare all’attenzione dei calabresi un problema troppo spesso dimenticato e lontano dal dibattito politico sociale. Il tema trattato è stato, in parole povere, la Mafia, ed il controllo che il male oscuro esercita sulla nostra terra.
La paralisi di qualsiasi attività economica, ma anche l’insicurezza crescente dei cittadini sono i sintomi evidenti di un fenomeno in continua evoluzione, che ha ormai consolidato le sue fondamenta, e non ha più bisogno di spargere sangue, ma si accontenta in silenzio della gestione dei suoi ricavi, derivanti per la maggior parte dall’estorsione e dal traffico di droga. Ed è per questo che lo Stato italiano ha messo, dicono dagli alti piani istituzionali, al primo obiettivo la ‘ndrangheta, in quanto la mafia calabrese, divisa tra le sue ‘ndrine, è oramai la più pericolosa a livello nazionale. Mentre in Sicilia la decapitazione del vertice della struttura centralizzata, la cosiddetta "Cupola", evidenziata dagli arresti nell’ultimo decennio di Riina e Provenzano, ha dato ottimi risultati; mentre in Campania la Camorra sta dimostrando una notevole vitalità, ma sta anche autoeliminandosi attraverso lotte fratricide tra le varie famiglie che non fanno altro che un favore alle forze dell’ordine; in Calabria la situazione è giunta ad una rassegnazione umiliante. L’omicidio di Francesco Fortugno è stato un lampo nella notte, che ha acceso i riflettori sulla nostra regione ed ha fatto luce sulla miseria e la desolazione che ci circondano quotidianamente: ma dopo il clamore, anzi direi quasi il clangore mediatico che ha accompagnato il funesto evento, le tenebre sono calate con la velocità di una ghigliottina ben oleata. La testa della nostra terra è quindi caduta sul palco, tra il silenzio omertoso del pubblico e la complicità e l’indifferenza delle istituzioni. Ma c’è ancora qualcuno che, nonostante le ripetute sconfitte subite su questo terreno, continua a combattere indomito, a parlare, conscio delle difficoltà ma anche desideroso di un futuro libero dall’oppressione. Donato Pedace, per esempio. Responsabile dell’area tematica dei Democratici di Sinistra dedicata al tema della Sicurezza e della Legalità. Il suo discorso sull’analisi della crisi subita dal sistema politico negli ultimi anni, ed in particolare alla loro capacità di rappresentanza del territorio, si concentra particolarmente sui partiti: forma di aggregazione sociale e strumento della volontà popolare, questi ultimi hanno subito una grave involuzione e non sono più in grado di rappresentare adeguatamente il contesto da cui emergono, a causa di una moralità e legalità pubblica discutibili. Ne deriva da tutto ciò la perdita progressiva della fiducia dei cittadini in essi, e, nei casi più gravi, nelle Istituzioni stesse. Pedace ha annunciato anche l’intenzione di organizzare una marcia per la legalità nel tentativo di sensibilizzare la città al problema della mafia. E’seguito subito dopo l’intervento del Sindaco di Crotone, Giuseppe Vallone che ha esordito affermando che gli enti locali sono i terminali dello Stato, dove si scaricano tutte le tensioni sociali derivanti dall’assenza di legalità. Ha ricordato come qualche giorno prima del convegno ha avuto luogo una protesta dei commercianti della città contro l’illegalità e la mafia: decine di commercianti hanno deciso di consegnare simbolicamente le chiavi dei lori esercizi commerciali all’amministrazione comunale, in segno di protesta contro diversi atti criminosi che si sono succeduti, specie nel centro città, nei confronti di negozi gestito da donne, considerate più deboli ed indifese da parte della malavita organizzata e non. Gli enti locali devono quindi attrezzarsi per una migliore trasparenza, dimostrando ai cittadini la loro corretta ed imparziale gestione della cosa pubblica. Il Sindaco ha illustrato la novità del prossimo Centro Unico sugli Appalti: uno strumento in grado di prevenire le infiltrazioni affaristiche e mafiose, che si interessano principalmente degli appalti pubblici. L’intervento dell’Onorevole Deputato Marilina Intrieri, della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e della Direzione Nazionale dei Ds, ha evidenziato più volte la pericolosità della‘ndrangheta: la mafia calabrese è attualmente la più potente in Italia, e questo non è senza dubbio un motivo per cui andare orgogliosi per la nostra terra. La gestione del traffico di droga, specie cocaina, è ormai interamente gestito e controllato dalle ‘ndrine, mentre il settore degli appalti è quello in cui questa stringe i legami più forti con il mondo politico ed imprenditoriale. Questi legami sono ormai così stretti che, mentre prima i partiti erano più forti ed il potere politico dimostrava una forza maggiore di quello mafioso (le vecchie care ideologie, ormai tanto bistrattate ed abbandonate a se stesse avevano almeno un vantaggio incomparabile…), oggi politica e mafia coesistono nella stessa persona: esiste infatti una doppia morale per certi uomini politici ed ormai le infiltrazioni mafiose penetrano in profondità e spadroneggiano la cosa pubblica. L’Onorevole Deputato plaude inoltre alla relazione della minoranza nella Commissione Bicamerale Antimafia e mette in luce come il ripudio della mafia non è una questione di coscienza dei singoli, ma deve essere scelta consapevole della politica, non risolvendosi nell’autocertificazione del candidato politico, ma deve essere una libera ed indipendente scelta dei partiti. Lo sviluppo deve nascere dalla legalità e dalla indipendenza della politica e la Intrieri propone la possibilità per la Commissione Antimafia di analizzare le liste dei candidati politici, che a causa del mutato sistema elettorale nascondono infatti alcune insidie: è il partito ormai che decide il candidato, non l’elettore, aumentando così notevolmente i rischi di collusione tra malavita è politica. Europaradiso è l’esempio principe: le famiglie mafiose dentro l’affare del megavillaggio turistico ormai non si contano più con il risultato che a perdere sarà l’imprenditoria sana. La Stazione Unica Appaltante è in questo senso una innovazione positiva. Per finire, viene posto l’accento sull’importanza dell’educazione nelle società meridionali, dove il potere ed il fascino della malavita sono un’attrattiva: i giovani vengono sempre di più attratti nel circuito della mafia, con la prospettiva di un facile guadagno, ed in una terra dove lo sviluppo non è mai decollato, la possibilità di portare a casa qualcosa di più di qualche "pugno di euro", lavorando anche illegalmente, è un canto della sirena irresistibile per i nostri Ulisse. Antonio Baudi, giudice e Sottosegretario della Regione Calabria, con delega alla Sicurezza ed alla Legalità, ha fatto invece una analisi sistematica del concetto di legalità, inteso come rispetto delle leggi e si è quindi soffermato attentamente sui valori costituzionali. Proprio l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all’atto del suo insediamento è giudicato esemplare: le troppe tensioni tra la politica e la giustizia non aiutano certo la lotta alla mafia. E la questione della legalità non riguarda solo il Mezzogiorno: se si risolve il problema del lavoro in Italia si risolve anche il problema della legalità, dando per scontato che la Mafia nasce dalla disoccupazione. Baudi spezza inoltre una lancia nei confronti dei suoi colleghi: la magistratura stessa deve lavorare oggigiorno in estreme difficoltà strutturali, e deve recuperare inoltre il suo ruolo di garanzia. Viene quindi effettuato un richiamo alle virtù cardinali, in modo tale da accoppiare la legalità alla religiosità, oltre ad effettuare un analisi della parola responsabilità. E’quindi la volta di Blandino, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale a rappresentare la voce della scuola: scuola che non può rimanere sorda alla questione della legalità. I giovani di Locri sono coloro che hanno detto sfrontatamente no alla mafia dando un esempio mirabile: hanno dato una lezione di vita alla Calabria intera, rendendo evidente come la scuola è da interpretarsi come luogo in cui l’educazione alla legalità prende forma. Da questa generazione devono nascere le risposte alla Mafia, ma la sovraesposizione mediatica non aiuta, in quanto la stampa mette in luce sempre di più le debolezze, non i successi della lotta. Ferraro, Magistrato del Tribunale di Crotone, riprende dall’ultima parte dell’intervento precedente, portando l’esempio di Strongoli, dove alcune classi hanno assistito alle udienze: è stato senz’altro una utile esperienza, un modo per entrare in contatto diretto con una realtà troppo spesso studiata su libri di scuola in maniera astratta e molto lontana. Vengono messe inoltre in luce le difficoltà economiche della Regione Calabria, che comporta uno spreco ingente di risorse finanziarie che potrebbero essere meglio sfruttate ed indirizzate verso la crescita economica e lo sviluppo. Il modello di sviluppo della Calabria deve tenere conto anche delle difficoltà storiche ed endemiche della Regione che, nelle statistiche, si presenta sempre più indietro nella graduatoria nazionale ed europea, risultando a lungo andare come l’unica Regione del territorio nazionale in grado di soddisfare i requisiti per ottenere i fondi europei per lo sviluppo anche dopo l’ingresso di nazioni strutturalmente più regredite come Bulgaria e Romania, entrate ufficialmente a far parte dell’Unione europea il 1°gennaio del 2007. Ottimo intervento quello di Don Tonino Staglianò, Direttore dell’Istituto Teologico Calabrese e consulente della CEI, ha inteso più che altro porre degli interrogativi al vasto pubblico presente, più che effettuare una lezione di moralità. La società odierna è stata intesa da molti filosofi ed osservatori contemporanei come una società “liquida”, eccessivamente mobile, dove non esistono regole e valori, o se esistono cambiano continuamente. Esistono ancora dei valori? Se esistono sono variabili? O sono solo dei termini ormai svuotati del loro contenuto? L’individualismo che regna nella società contemporanea nega la legalità, perché basa tutto sui rapporti di forza: la società consumistica, che scaturisce e si lega all’indivuidualismo imperante, non ci fa respirare e riflettere. Staglianò afferma che i legami familiari sono la base da ripartire, anche se dovrebbe spiegarci come fanno questi legami ad essere la soluzione del problema e contemporaneamente la sua causa, visto e considerato che la Mafia si basa sull’esasperazione dei legami familiari, dei vincoli di sangue, e che quindi le strutture familistiche della malavita del Sud, aggravano e non agevolano la lotta alla illegalità. L’intervento prosegue con un accenno forte ad una maggiore solidarietà il richiamo delle virtù teologali. Infine l’intervento più atteso: quello dell’Onorevole Deputato Maria Grazia Laganà, della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Fenomeno della Criminalità Organizzata Mafiosa o Similare, nonchè vedova del compianto Francesco Fortugno che ha tratto un ricordo molto commovente del marito che non pensava di fare l’eroe, ma involontariamente il suo lavoro iniziava a dare dei frutti. La denuncia è forte ed arriva ad affermare una copertura politica dietro l’omicidio di Fortugno. La Mafia sono le istituzioni stesse, ormai pregne di personaggi discutibili considerata come la borghesia mafiosa, che ormai ci circonda. Il politico non ha più bisogno dei voti della ‘ndrangheta perché è lui stesso la ‘ndrangheta, in quanto detentore del potere sociale, economico ed infine politico che la paura dei cittadini gli consegna. Viene ribadito come il narcotraffico sia l’affare più importante della ‘ndrangheta tramite i suoi forti legami con i cartelli colombiani, che rispettono e certe volte temono la ‘ndrangheta stessa. Viene ricordato come non vi siano sostanzialmente pentiti nella nostra Regione. Viene ricordato come le componenti mafiose che sono l’Antistato riescono sempre a precedere l’arrivo dello Stato. Viene ricordato come il problema della Mafia non è un problema solo del Sud Italia, ma di tutto il Paese: per fare un esempio la Laganà cita il riciclaggio del denaro sporco nelle regioni settentrionali d’Italia, dove le numerose comunità calabresi sono più forti. E’l’educazione alla legalità la chiave del problema: legalità che non deve essere un qualcosa di estraneo, ma una regola di vita; è necessario perciò guardarsi dentro e tirare fuori il buono che c’è in noi. Per questo sono importanti i giovani che si ribellano alla mafia, i giovani che vogliono cambiare, i giovani di Locri, Lamezia, Vibo e anche Crotone. La Mafia non vuole essere sotto osservazione; non vuole che si parli di lei e non vuole che si ricordi la sua esistenza. E’ per questo che è importante ripeterci continuamente che non va tutto bene nella nostra città, nella nostra Regione e nel nostro Paese: la Mafia infatti uccide più con il silenzio che con l’arcaica ed ormai folkloristica lupara. E’ per questo che è importante gridare ad alta voce, per manifestare la nostra voglia di cambiare questa pagina macchiata ormai da troppo sangue innocente e comunicarlo a tutti coloro che si credono soli ed in difficoltà in questa sfida infinita. Corrado Alvaro diceva che il calabrese vuole essere parlato: ma in una società silenziosa ed inerte, come quella odierna, dove manca il dialogo che è l’unico elemento che può renderla completa, la Mafia avrà sempre il sopravvento.
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