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Così vi uccidiamo il mare e il territorio Stampa E-mail
Scritto da Giovanni (ignoto)   

ImageSembra un racconto di fantascienza o qualcosa vista nei film americani, ma purtroppo è realtà.
Navi stracolme di rifiuti tossici passeggianno davanti alle nostre coste dirette nei paesi sottosviluppati o destinate ad esser affondate dalla 'ndrangheta nel nostro mare con la complicità di politici, ministri, servizi segreti e faccendieri della malavita organizzata.

In questa pagina de "L'Espresso online" potete trovare l'inchiesta svolta dal periodico.

Un caso riportato dal giornale "Il  Crotonese"  fa nascere un inquietante sospetto. Nell'articolo si parla di un episodio che ha direttamente colpito le nostre coste.

Riporto una parte di esso

- Era marzo del 1994 quando le capitanerie di porto di mezza Italia, in particolare quelle calabresi, venivano allertate per seguire gli strani spostamenti di una nave battente bandiera albanese: la ‘Korabi Durres’, una carretta dei mari che l’anno prima era stata sequestrata nella rada di Trieste; in quell’occasione, undici membri dell’equipaggio finirono in cella con l’accusa di trasporto di clandestini, per l’esattezza quattro cittadini del Kosovo...   - Alla luce del reato contestato, peraltro solo ad una parte dell’equipaggio, il sequestro della nave apparve ai più un provvedimento sovradimensionato tanto che “molti pensano a ben altri traffici - raccontava la rivista Modus Vivendi nel numero di luglio/agosto 1999 - anche perché la ‘Korabi’ ha una storia, una storia di ben altri business e ben più lucrosi del trasporto di quattro clandestini”.

L’anno dopo, il primo marzo 1994, la ‘Korabi Durres’ salpa dal porto di Durazzo, nella stiva un carico di rottami di rame diretto in Italia, come risulta dalle bolle di carico. Il giorno dopo raggiunge Crotone e getta l’ancora nella rada antistante il porto. La Capitaneria, sospettando un traffico di clandestini, decide di salire a bordo, ma nelle stive trova solo le 1.200 tonnellate di rottami di rame indicate nei documenti ufficiali di accompagnamento.

In quelle stive qualcosa di sospetto

Ma qualcosa non quadra e la nave viene scortata dalla Guardia costiera fuori dalle acque nazionali. Nel frattempo, da Crotone viene allertata la Capitaneria di porto di Palermo dove sembra che la ‘Korabi’ sia diretta. In effetti, il 4 marzo giunge nella rada del capoluogo siciliano. Qui viene sottoposta di nuovo ad ispezione, ma con l’aggiunta di alcuni controlli specifici per verificare la presenza di eventuali tracce di radioattività nelle stive. Il controllo dà esito positivo: dal carico dei rottami di rame promana una radioattività superiore ai limiti di legge. Le viene negato il permesso di scaricare e lo stesso accesso nel porto siciliano. Cinque giorni dopo, il 9 marzo, la nave si allontana da Palermo diretta al suo porto di origine, Durazzo, ma non fa molta strada. Il giorno dopo viene avvistata nelle acque di Pentimele, nei pressi di Reggio Calabria. Le autorità marittime salgono nuovamente a bordo per un’ispezione, ma (sorpresa!) non viene rilevata alcuna traccia di radioattività, a soli cinque giorni dalla sua partenza da Palermo.

“Che cosa è successo in quei cinque giorni?”, chiedeva in un’interpellanza alla Camera l’allora deputato calabrese Rosario Olivo. “E’ plausibile pensare che la ‘Korabi’ abbia scaricato nel mare della Calabria il suo carico potenzialmente così pericoloso? Purtroppo sì”. In effetti, si sospetta che la nave abbia riversato la parte radioattiva del carico nel tratto di mare tra Palermo e Reggio Calabria, ma non ci sono prove ed il cargo può tornare in Albania. (fonte il crotonese online di venerdi 8 luglio 2005).

Le nostre coste sono state crocevia di un intenso traffico di scorie e materiali pericolosi durante gli anni '80 e '90 e mai nessuno si è accordo di nulla?

Chissà se qualche nave si è liberata del suo carico proprio davanti alle coste della nostra Provincia. Un'indagine dei nostri fondali accurata potrebbe liberarci dell'enigma. Ma se per dragare l'imbocco del porto di Crotone c'hanno messo 5 o 6 anni e ancora non sono riusciti a finire. Figuriamoci per un "sospetto" quanto tempo ci vuole.  Nei nostri fondali si trovano residui di lavorazione delle grandi fabbriche e potrebbero esser depositate scorie nucleari. Un altro esempio di quanto lo Stato tiene a noi e di quanta considerazione ha del nostro territorio.

by Skysirio

 
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