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Dossier: I Pacs Stampa E-mail
Scritto da "Pazza"   
Image Premessa. Sempre più vivo il dibattito sulla possibilità di legiferare in materia di pacs. Molti pareri, tante opinioni, poche riflessioni. Il tutto in evidente contrasto perfino con se stesso. Ma proviamo ad addentrarci in questo acronimo.

Di che pacs parli?

Un primo passo per giungere ad una corretta informazione in materia di pacs è, sicuramente, capire che “Pacs” altro non è che una sigla che, estesa, suonerebbe all’incirca “Patto Civile di Solidarietà”. A questo punto, noi che siamo fuori dal gergo delle politiche sociali, ne sappiamo esattamente quanto prima, ma nessun allarmismo: Wikipedia ci viene in aiuto:
"Si definiscono unioni civili (o Pacs, che sta per Patti Civili di Solidarietà) tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi e/o economici, che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico."
Le forme di tutela previste per le unioni more uxorio (come marito e moglie) sono le seguenti:
1. la convivenza more uxorio è tutelata come istituzione sociale, secondo l’art.2 della Costituzione;
2. secondo una sentenza della Corte di Cassazione, in caso di morte il partner può subentrare nel contratto di locazione;
3. in caso di violenze familiari, la legge prevede l’equiparazione alla famiglia legittima;
4. per il convivente è prevista la facoltà di astenersi dal testimoniare in caso di processi penali;
5. il riconoscimento dei figli naturali comporta gli stessi diritti/doveri previsti per i figli legittimi.
Le principali differenze tra convivenza e matrimonio sono le seguenti:
1. non esiste la condivisione dei beni: chi acquista è proprietario del bene;
2. in caso di decesso, il convivente può ottenere una quota (non superiore a quella spettante ai figli) dell’eredità solo se esplicitamente menzionato nel testamento;
3. in caso di interruzione della convivenza, non sono previsti assegni di mantenimento;
4. non sono concessi permessi sul lavoro in caso di malattia del partner;
5. non è possibile pronunciarsi su decisioni in ambito medico;
6. se vi è un appartamento di proprietà, questo spetta ai legittimi eredi del partner o, in presenza di figli, al genitore affidatario; nel caso di appartamento in locazione, vedi sopra, punto 2.
In pratica, contrarre un’unione civile comporta: regolazione del regime patrimoniale e delle elargizioni, diritti/doveri di assistenza morale e materiale, riconoscimento dello status di eredi legittimi, diritto di soggiorno al partner straniero, pensione di reversibilità, diritto di visita in carcere e in ospedale, diritto di successione nel contratto d’affitto, facoltà di prendere decisioni in caso di malattia del partner.

Come, dove, quando.

• L’Europa di fatto…

Potremmo, già a questo punto, prendere una prima grossolana posizione circa le unioni di fatto. Ma, dato che siamo italiani speculatori, fermiamoci prima un momento e chiediamoci: e all’estero? Molti crederanno che la questione riguarda solo la Spagna zapateriana, o pochi altri paesi di sinistra. Non perdo altro tempo, e sfato un mito: i pacs spagnoli non sono opera di Zapatero, ma del precedente Aznar, esponente del centrodestra (ma no!). Ma procediamo con ordine. Cronologico.

1989- la Danimarca è pioniera nei diritti degli omosessuali, con la cosiddetta “partnership registrata”, simile al matrimonio ma senza distinzione di sesso. Le unioni civili sono equiparate al matrimonio tradizionale tra eterosessuali.
1994- la Svezia autorizza le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Dal 2002 ha riconosciuto anche il diritto di adottare bambini, ma solo se provenienti dall’estero.
1996- l’Ungheria riconosce agli omosessuali gli stessi diritti degli eterosessuali, salvo l’adozione. L’Islanda consente le registrazioni delle unioni omosessuali, nel 2000 introdurrà la possibilità di adottare i figli del partner.
1998- l’Olanda e il Belgio riconoscono agli omosessuali la possibilità di inserirsi nei registri delle unioni civili. L’Olanda dal 2001 concede d’adozione di bambini a coppie gay. Il Belgio dal 2003 concede il matrimonio a coppie omosessuali, salvo il diritto di adozione.
1999- la Francia istituisce una nuova forma di unione civile, denominata “pacs”, diversa dal matrimonio. Due persone maggiorenni dello stesso sesso o di sesso opposto possono organizzare la propria vita in comune godendo di alcuni diritti-doveri quali la reciproca solidarietà materiale, la possibilità di lasciare l’eredità al partner, la possibilità di intervenire in scelte mediche, di subentrare all’affitto e la pensione di reversibilità.
2001- tocca alla Germania e al Portogallo. La Germania, dal 2004 ha introdotto la possibilità di adottare.
2002- la Finlandia regolarizza l’unione tra due persone dello stesso sesso, cui spettano molti diritti riservati ai coniugi.
2003- è il turno della Norvegia, che tuttavia aveva già nel 1993 riconosciuto ai gay il diritto di registrare la propria relazione, e della Croazia, che tuttavia riconosce solo il diritto alla successione e alle agevolazioni finanziarie.
2004- in Lussemburgo entra in vigore la legge sul “paternariato”, che riconosce ai partner diritti molto vicini a quelli di due coniugi. In Gran Bretagna viene approvato (con entrata in vigore l’anno successivo) il “Civil Partnership Bill”, che concede gli stessi diritti a tutte le coppie composte da maggiorenni, indipendentemente dal sesso.
2005- la Spagna estende a tutto il territorio nazionale una legge sulle unioni stabili che in alcune regioni quali Catalogna, Navarra e Aragona era in vigore dal 1988. Questa equipara l’unione tra coppie omosessuali al matrimonio tradizionale. Nello stesso anno anche la Slovenia e l’Austria introducono una loro regolamentazione. In quest’ultima, ha valore l’accordo sottoscritto davanti ad un notaio tra coppie omosessuali.
2006- la Repubblica Ceca apre ai pacs.

• …l’Europa unita di fatto…

Nel 2003 il Parlamento europeo ha chiesto agli stati membri (mediante il cosiddetto Rapporto Sylla) di riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, raccomandando di abolire ogni "disparità di trattamento delle persone con orientamento omosessuale" e in particolare di eliminare "gli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali, ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazioni delle unioni" . La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea vieta qualunque discriminazione motivata dall’orientamento sessuale e riconosce a tutti il diritto a costituire una famiglia.

• …e l’Italia di fatto…conservatrice.

L’Italia rimane il fanalino di coda, bloccata da pregiudizi anacronistici.
Eppure il problema non è nuovo: se ne cominciò a discutere in Parlamento già nel 1986. Due anni dopo viene avanzata la prima proposta di legge, mai neppure considerata. Dal 1995 al 2001 sono diciannove le proposte di legge, anche a seguito della risoluzione del Parlamento Europeo, mai neanche discusse. Nel 2005 il primo vero disegno di legge non giunge all’esame dell’Assemblea Plenaria. Nel 2006, l’onorevole Grillini (Ds) ci riprova, presentando un disegno di legge, ancora in discussione.
In attesa di una legge nazionale, alcune regioni, tra cui Toscana, Umbria, Liguria, Emilia Romagna e Campania, hanno già permesso la registrazione delle unioni di fatto.
Il modello cui l’Italia si ispira è quello del pacs francese, che, diversamente dal modello spagnolo, non equipara in nessun modo la convivenza gay al matrimonio etero.
Attualmente le proposte di legge possono essere schematicamente riassunte come segue:
- I PACS: è la proposta di legge di Grillini. Nel testo della proposta normativa si definisce il Pacs come "(...) l’accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, volto a regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune" (articolo 2). Nel documento sono indicate le regolamentazioni relative a regime patrimoniale (art. 11), diritti successori (art. 15), diritto al lavoro (art. 16), disciplina fiscale e previdenziale (art. 17) e altri ambiti della vita di coppia.
- I CCS: (Contratti di Convivenza Solidale).è la proposta di legge di Rutelli. I Ccs non avrebbero valore di legge, come i pacs, ma sarebbero contratti tipici previsti dal codice civile finalizzati a regolamentare le convivenze (omosessuali e non) in materia di assistenza, eredità e abitazione.
- Registro delle Unioni Civili: in alcuni comuni (Firenze, Perugia, Pescara, Fano, Gubbio, Gallarate, ecc) è già in atto. Si tratta di un registro anagrafico non consultabile pubblicamente cui due persone non legate esclusivamente da vincoli affettivi possono far richiesta di essere inseriti, purché conviventi da almeno un anno e residenti nel comune.
- Attestato di Costituzione di Famiglia Affettiva: già in vigore a Bologna dal 1999, garantisce alle coppie, sia omo che etero, alcuni diritti, tra cui le sovvenzioni comunali o gli alloggi popolari.
In nessun caso si equipara il pacs al matrimonio (i pacs non sono matrimoni, nda), né si prevede alcuna norma sui figli. Qui, dal terzo mondo, per adesso è tutto.

Pacs ideologici.

• Pacs e Vaticano: L’amore (non) è Benedetto.

ImageMi trovo un po’ in difficoltà nel redigere questa sezione. La neutralità dell’informazione è in forte contrasto con la volontà di diffondere principi diversi da quelli sostenuti dal pastore tedesco. Sarà che, io, tutta questo noto astio verso i Pacs da parte della Chiesa proprio non lo capisco. Questo opporsi anima e spirito (divino) ad un qualcosa che vada incontro ai bisogni e alle necessità di altra gente (etero e non) lo trovo… come dite voi?..ah, si…poco compassionevole. E già questo, Vangelo alla mano, la dice lunga sulla indiscussa fede degli auto-proclamatisi credenti, e potrei pure fermarmi qui. Ma proviamo ad andare avanti comunque.
La posizione della Chiesa in materia, bene o male la conoscono tutti. Il canone 1055 delinea il patto coniugale con cui uomo e donna costituiscono il consortium totius vitae. Il consenso è l’elemento costitutivo del matrimonio, il quale mira a stabilire un amore esclusivo orientato al bene comune e alla possibile procreazione ed educazione della prole.
L’omosessualità, inizialmente, era considerata un’anomalia di carattere psicosessuale, che poteva comportare l’annullamento del sacro vincolo del matrimonio. Successivamente, pur considerandola sempre anomalia sessuale, si pensò bene di riservarsi il diritto di analizzare caso per caso, offrendo una definizione di “omosessualità” come “relazione tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso”. Tali atti sarebbero contrari alla legge naturale, in quanto precludono il dono della vita.
In ogni caso, la Chiesa dispone di una scala, detta scala di Kinsey, per graduare l’omosessualità di qualcuno (pare che abbia scoperto che di un determinato numero di omosessuali in età adolescenziale, solo il 5% lo resterà per tutta la vita). E' una scala classificatoria dei vari atteggiamenti dell'orientamento sessuale umano, fondato sui comportamenti e le fantasie dell'uomo, che è suddivisa in sette ordini di grandezze, da zero a sei; da un orientamento completamente diretto al sesso opposto (a cui si dà valore zero), attraverso gradi intermedi, si giunge all'orientamento sessuale indirizzato esclusivamente verso lo stesso sesso (a cui si dà classe sei). All’ultimo grado (diciamo, omosessuale puro) si è considerati, praticamente, incapaci di intendere e di volere. Negli altri caso, il canone precisa che “NON qualsiasi orientamento della pulsione o comportamento omosessuale è suscettibile di mettere in discussione il matrimonio”.
Dopo questi preliminari accenni, forse un po’ fuori luogo, ma comunque di carattere puramente informativo, ribadiamo (per il semplice gusto di contraddire in seguito) la posizione ecclesiastica in materia di Pacs, secondo cui altro non sono che una simulazione del matrimonio e quindi inaccettabili sul piano della moralità. La Chiesa rimane legata al principio secondo cui il matrimonio avviene soltanto tra uomo e donna, pur favorendo la comprensione e il rispetto per chi vive esperienze come l’omosessualità (?). C’è anche chi, più intraprendente degli altri, distrattamente comincia a leggere, al posto del libro dei salmi, la Costituzione, e accusa di incostituzionalità ogni tentativo di legittimizzazione delle unioni civili. E Ruini non è l’unico. A tal proposito bisogna dire che, se per il cardinal Ruini, gli omosessuali sono solo espressione di una “libertà anarchica”, per lo stato essi sono cittadini uguali a tutti gli altri di fronte alla legge. Dunque, che Ruini&company si rassicurino, e magari tornino a occuparsi di santi e a lasciar stare i fanti, che di retrogradi rimasti al medioevo ne abbiamo anche troppi.
Eppure lo stesso Ruini, quasi passabile per cattolico conservatore, appoggia la proposta di Rutelli circa i Ccs (tipologia del tutto ignota agli altri paesi). Ma non basta, e a gettare benzina sul fuoco non si è mai stanchi. Il Professore e la sua armata brancaleone si vedono accusati di voler “lacerare la famiglia” producendo cosi “un gravissimo danno al popolo italiano” (Ruini). Cosi, quello che inizialmente era apparso come un ragionevole manifesto di nuovi diritti e obblighi civili per le unioni di fatto, di colpo si trasforma in un testo pericoloso e sovversivo, inaccettabile per la Chiesa e i suoi zelanti sostenitori, dato che voleva riconoscere pari dignità alle coppie more uxorio, omosessuali inclusi. Cosi ha inizio l’epica querelle: da questo momento in poi, ogni qual volta si parlerà di pacs, ci sarà sempre qualcuno pronto a cacciar fuori l’argomento famiglia.
Sembra che ci si possa amare solo se si è una famiglia. Fuori dalla famiglia non esiste amore, solidarietà, carità, perdono, rispetto. Occorre essere preparati a spiegare quale sia la propria idea di famiglia, e bisogna giurare sulla testa dei propri figli.
Salvo alcuni interrogativi di fondo, quali: perché le unioni civili dovrebbero essere un attacco alla famiglia?in che modo lacerano la famiglia tradizionale? Qual è la famiglia tradizionale? Si voleva rassicurare tutti coloro che credono che appoggiare i Pacs vuol dire abolire il matrimonio. Non è cosi. Chi vuole sposarsi, lo fa comunque. Chi non vuole sposarsi (e se non l’ha fatto finora probabilmente non l’avrebbe fatto comunque) ha una possibilità in più. Si difende fino alla morte l’istituzione della famiglia, e con essa tutte le peggiori idiozie e nefandezze, dimenticando che l’aumento delle coppie di fatto è il segnale più chiaro e nitido della crisi della famiglia, cui Ruini vuol porre freno a ritmo di maledizioni. E allora che incominci questa benedetta discussione sulla famiglia, su quello che dovrebbe essere un nido rassicurante ma spesso diviene teatro di contraddizioni, ansie, paure e violenze. Perché la Chiesa non si preoccupa di tutto questo?
Accusare i pacs di abolire la famiglia è un po’ come accusare un commerciante vicino di rubare la clientela: se sei un bravo commerciante, attento al rapporto qualità/prezzo, non avrai da temere, al contrario, se sei ladro e imbroglione, bè,allora preoccupati, ma sappi che la colpa è solo tua.
E poi a me, personalmente, è sorto un piccolo dubbio.
Mica sarà che anche questa presa posizione, più che a un ritorno all’originale messaggio evangelico, sia dovuto ad un fattore economico?
Non c’è bisogno di sottolineare che senza matrimonio religioso, non esiste divorzio su cui la Sacra Rota possa sentenziare. Venendo a mancare i divorzi, viene a mancare una fetta delle entrate.
Ma la Chiesa è contro il divorzio, sosterranno alcuni. Ma, cifre alla mano, queste sembrano essere solo voci di sacrestie.
Stranamente, sembra che Ruini abbia favorito il divorzio, soprattutto quando prevedeva l’abbandono del tetto familiare e finanziario.
Stranamente, nel 2004, su 46.060 sentenze ecclesiastiche di prima istanza emesse, ben 42.920 sono state favorevoli alla nullità del matrimonio, circa il 93%. Solo 3.140 richieste, pari al 6,8%, sono state respinte. Alta anche la percentuale di nullità delle sentenze in seconda istanza: 20.269 decreti di conferma su 20.269, di cui 18.383 per la nullità e 753 contrari. E pensate che ogni sentenza ha un costo “base” di 4.000euro (ma questo solo teoricamente, in realtà spazia da 10 a 20mila euro), moltiplicatelo per 40.000 (giusto per tenerci stretti noi che, compassionevoli, lo siamo davvero) e otterrete qualcosa di molto simile a 160milioni di euro. Un vero business anche per chi non vive di solo pane.
E vorrei tanto indicarvi la prassi per il processo canonico di annullamento del matrimonio, elencando tutti e nove i vizi del consenso, ma questo scritto rischia di fare concorrenza a “Guerra e Pace”, quindi rimando.
Dunque, ricapitolando, le convivenze di fatto sono in continuo aumento (pare che nell’ultimo decennio si siano triplicate). Ma la colpa non è di Prodi, come alcuni volevano far credere (pare che oltre a essere spia del KGB, sia anche l’Anticristo), bensì proprio dei cattolici, che non sono riusciti a far vedere la differenza tra un’unione di fatto e un’unione consacrata.
E riguardo Ruini e le sue affermazione, bè, Eminems, potrebbe farsi con più profitto un bel pacs di fatti suoi.

• Lo Stato non è la soluzione ai nostri problemi. Lo Stato è il problema. (R.Reagan)

ImageIl continuo aumento delle coppie di fatto chiama in causa la laicità dello Stato e i diritti inalienabili. Tuttavia questo appassionato dibattito sembra aver riaperto il vaso di Pandora dell’insofferenza conservatrice e cattolica, nostalgica dei bei vecchi tempi dove la famiglia era gerarchica e inossidabile, dove il divorzio non esisteva ancora ma alcuni matrimoni si scioglievano lo stesso grazie alla Sacra Rota. La stessa ala cattolica conservatrice ha deciso che non vale più il precetto evangelico “date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che spetta a Dio”.
Qualche decennio dopo il divorzio e la concezione di famiglia intesa come “fondata sugli affetti”, sembra paradossale che qualcuno si ostini ancora a compiere, volontariamente, passi indietro, proprio quando cominciamo a respirare aria di novità. Non solo le coppie che convivono sono stimate in circa 1milione400mila, ma esse non sono più disapprovate socialmente. Intanto cresce la generazione dei sessantottini, quella che non si scandalizza e che rompe i tabù. Intanto aumenta anche il numero di coloro che intraprendono una convivenza dopo la rottura del matrimonio precedente. E i Pacs sarebbero utili soprattutto a queste coppie. Eppure ciò che agita le gerarchie ecclesiastiche è l’immagine di gay e lesbiche che arrivano mano nella mano in municipio. E ha avuto un bel da fare il caro premier per spiegare che nulla è più lontano dalle intenzioni governative, tanto più che nemmeno lo stesso Grillini aveva azzardato chiedere tanto.
Ciò nonostante due terzi degli italiani si dicono favorevoli ai Pacs, per le coppie etero. Solo il 31% li estenderebbe anche ai gay. L’anno scorso erano il 45%, comunque una delle percentuali più basse d’Europa. Probabilmente colpa di una cattiva informazione (cito solo “gli omosessuali si possono curare”, monsignor Maggiolini) e di una campagna insistente della Chiesa, che continua a far confusione tra patti di convivenza e matrimoni, e che manifesta lo stesso impegno battagliero di cui già siamo venuti a conoscenza nel referendum sulla procreazione assistita.
Ma non è che, per caso, questa molteplicità delle tipologie di famiglia, anzicchè indebolirla ne sottolinea la forza simbolica? Certo, per accettare tale concezione bisogna un po’ guardare a come si è, e non a come si vorrebbe essere.
Per dirla alla maniera kantiana, "la moralità non è in senso stretto la dottrina del come essere felici, ma di come dovremmo diventare per esser degni di possedere la felicità".

Giustizia non esiste laddove non vi è libertà. (L.Einaudi)

Nel 1931, Paul Eluard scriveva "Odio il regno dei borghesi, il regno dei poliziotti e dei preti, ma odio ancora di più chi come me non lo odia con tutte le sue forze". Fosse nato in Italia, si sarebbe sentito senz’altro molto, molto, molto solo constatando il servilismo della stampa e notando, non senza rammarico, come in ogni laico telegiornale non manchi di essere chiamato in causa il cardinale di turno. Non c’è politico di sinistra che, prima o poi, non si riscopra credente. Non c’è prelato che si riservi il diritto di intervenire al Maurizio Costanzo Show proclamando “è colpa della società”. Non c’è papa che manchi di appellarsi a noi fratelli e sorelle dalla sua finestra suggerendoci, pena l’etterno dolore, quale partito politico appoggiare.
Ma come spesso gli è capitato nel corso della storia, anche stavolta il Vaticano combatte una battaglia persa in partenza. Cifre alla mano, i bambini nati fuori dal matrimonio sono: il 48% in Francia, in 37% in Polonia, 32% in Irlanda, 18,5% in Portogallo e il 14% in Italia (cioè un bambino su sei). Tutti questi numeri indicano solo che la curia ha ormai perso il suo contatto con i cattolici europei. Sta perdendo il suo gregge per strada. Come negli anni ’70, quando, tra aborto e divorzio, semplicemente non era più ascoltata dai suoi fedeli. E anche i politici di sinistra sembrano incamminarsi verso questa alienazione dal comune sentire degli italiani, incapaci di prender le distanze da quell’antico vizio di compiacere sempre i più potenti.
Se la Chiesa maledicesse le biciclette, tranquilli che la banda degli intoccabili sarebbe subito pronta ad approvare un disegno di legge per limitarne l’uso. E pare proprio che la Chiesa ci si sia scagliata davvero, a fine 800, contro il “bicicletto”, considerato il simbolo della sovversione sociale. Spero che i miei nipoti reagiranno alle condanne dei Pacs con la stessa ingenuità con cui noi sorridiamo leggendo le accuse mosse al bicicletto. Peccato che sui Pacs non possiamo ancora sorridere…
Forse sarebbe più giusto che la Chiesa si limitasse a dare le direttive ai propri credenti che, se sono veramente tali, obbediranno, e lasci gli altri liberi di agire secondo coscienza.
Eppure a me sembra quasi giusto che la Chiesa si opponga. Se le convivenze sono contrarie alla morale cattolica, è giusto che la Curia lo ricordi. Il Papa ha il compito di dire SI o NO, i “ni” non esistono. Non possiamo però, su queste basi, fingere di non vedere la realtà del nostro paese. Realtà che vede i matrimoni in continuo calo, realtà che preferisce le convivenze, realtà instabile e precaria, nel lavoro e negli affetti. Lo Stato non può e non deve lasciare i cittadini in questa sorta di “limbo civile”.
Il matrimonio richiede troppi sacrifici per una società edonistica come la nostra, dove i bei matrimoni di una volta li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, con tutti i loro difetti.
Comunque, rientrando nella politica di casa nostra, il 6 dicembre scorso pure Padova ha dato via libera al riconoscimento delle coppie di fatto.

Guida ai luoghi comuni sui Pacs.

I Pacs sono il primo passo verso i matrimoni gay.

Falso. Non esiste alcuna equiparazione. Al massimo, si potrebbero legittimare i matrimoni gay, ma solo con un nuovo provvedimento legislativo, in ogni caso indipendente dai Pacs.

I Pacs sono anti-costituzionali.

Falso. Al contrario di come è accaduto in altri paesi (dove si è dovuto sostituire i termini “marito” e “moglie” col termine “coniugi”), in Italia l’approvazione di tale legge non necessiterebbe di alcuna modifica alla Costituzione. Anzi, l’art. 29 dice <il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare>. Lo stesso articolo dice <la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio>. Qui ogni riferimento è una pura interpretazione personale. Non esistono menzioni circa il sesso delle persone, non si parla di famiglia legittima, ma naturale. E ci tengo a precisare che “naturale” non è inteso come “tradizionale” né “culturale”. E a quel genio che starà pensando “ma quando hanno scritto la Costituzione non pensavano mica ai gay” rispondo che non pensavano neanche a internet, ma non per questo qui non viene applicata la libertà d’espressione.

I Pacs limitano i diritti del matrimonio.

Falso. Chi si vuole sposare, lo fa esattamente come avrebbe potuto farlo un anno fa. Chi vuole sposarsi in Chiesa, non troverà ostacoli. Chi vuol mettere al mondo figli, non verrà toccato. Insomma, tutto resterà come prima. A parte che se proprio si vuole fare i cattolici integralisti, il matrimonio sarebbe leso anche dal divorzio, e allora dovremmo dichiarare concubini tutti i divorziati… qualcuno mi spiega perché concedere un nuovo diritto lederebbe quelli vecchi? Che forse l’abolizione della schiavitù lede chi è già libero? O forse chi aiuta i poveri lede i ricchi?

Il centrosinistra vuole sradicare la famiglia tradizionale. La destra la difende.

Falso. C’è un qualcosa di particolare nel modo in cui questa destra si scaglia contro la possibilità di concedere qualche diritto a una larga parte della società. Quella che, a dispetto di Ruini, vive insieme e si ama da magari trent’anni. Questa destra che, consci dei bei discorsi, ci aspetteremmo di trovare casta, illibata, devota. Ma paradossalmente, il più alto esponente politico del mondo cattolico, Casini, è separato dalla moglie (non divorziato) e convive, e ha anche avuto una figlia.
Un uomo comune, in quelle condizioni, si vedrebbe negata l’eucaristia (Ratzingher docet), ma per Pierferdinando le porte del Vaticano sono sempre aperte.
Si sa, la morale è cosa ben diversa dal moralismo italiano, che più che un sentimento è uno strumento politico, e nulla vieta ad un adultero di scagliarsi contro altri adulteri. D’altro canto, è prerogativa degli intolleranti, e dei cattolici in primis, accusare gli altri di ciò che loro hanno fatto e fanno da sempre. Anche Fini non esitò a chiedere la mano di una donna già sposata e divorziata. Bossi, sposato, divorziato e risposato. Ma alla Lega non mancano neanche i riti celtici con tanto di druido in omaggio. E mentre la lista scorre, leggiamo quasi distrattamente altri nomi celebri, Alemanno, Santanchè, Pecorella, Sgarbi e…meraviglia delle meraviglie…proprio lui.
Il nano ridens. Leader di questa destra moralista ma amorale. Berlusconi in persona: divorziato dalla Sacra Rota (dati i vizi del consenso, mi chiedo se per “matrimonio non consumato”, o se peggio è stato accusato di essere impotente, ninfomane, depresso, narcisista, mammone, immaturo… ) ha risposato religiosamente Veronica (che inizialmente era l’amante), ma la primogenita della nuova coppia è nata ancor prima del divorzio.
Quindi, per i ricchi c’è sempre la Sacra Rota che lava via i peccati. Questa è la realtà. Se hai dieci, venti mila euro, ti liberi dal peccato e puoi pure continuare a battagliare in parlamento contro gente come Pannella (che sta da trent’anni con la stessa donna) accusandolo di voler lacerare la famiglia. D’altronde siamo pur sempre in Italia, dove un divorziato non può insegnare religione nelle scuole, ma presiedere la Camera si.
Scusate la piccola parentesi, mi sono lasciata andare ad uno sfogo personale. Riprendo in mano l’obiettività che l’argomento richiede, e pongo un piccolo spunto di riflessione.
Sappiamo che i Pacs istituiscono una sorta di accordo contrattuale, puramente economico (argomentazione squisitamente di sinistra). Allo stesso tempo, li vediamo come una minaccia per il matrimonio (argomentazione indubbiamente di destra). Ma non sarà mica che, ricoperta da un bel po’ di muschio retorico, giace anche nelle nostre menti l’idea miliare che il matrimonio sia un contratto? Accusare i Pacs di distruggere la famiglia tradizionale equivale a concepire la famiglia tradizionale come un accordo bilaterale, un’unione certificata, un insieme di norme e codice, e quindi non un insieme di valori e principi condivisi, di legami e di affetti… suvvia, siamo seri! E torniamo a occuparci di famiglia nel senso più alto del termine…
E per questo non ci resta che affidarci al nuovo governo. Ha retto la finanziaria, speriamo non cada sui Pacs.

Conclusione (ad personam)

Sono sul serio disgustata dalla bassezza intellettuale del dibattito in corso, fatto più di slogan che di affermazioni sensate: sembra una asettica rissa logorroica da bar.
Non capisco il bullismo implicito nella fase “bè, allora sposatevi” con cui si vorrebbe arginare la questione.
Credo che uno dei problemi principali sia che si vedono più livelli di quanti non ce ne siano realmente. I livelli sono solo due: matrimonio civile e unioni di fatto. Il matrimonio religioso non c’entra nulla in questa discussione. La Chiesa è chiesa, non possiamo chiedere nulla, se non di appellarsi solo ai propri fedeli. Ma si deve pretendere dallo stato che la legge sia uguale per tutti. Si deve pretendere che lo Stato tuteli il nostro diritto alla scelta, che proprio per la sua peculiarità di essere scelta individuale può e anzi deve non esser condivisa da tutti.
A dirla tutta, anche il Pacs mi sembra un po’ un contentino all’acqua di rose, come dire ad una donna “accontentati di non essere nata in Afghanistan”.
Ma ciò che mi ha più turbato è il constatare che nessuno ha più un’idea di famiglia.
A sentirli parlare, tutti sembrano pronti a difenderla a spada tratta. Ma bastano due semplici domande (1. cos’è la famiglia. 2. in che modo è minacciata.) che gli sguardi si fanno quasi imbarazzati e si comincia a balbettare cercando di riportare alla memoria qualche frase fatta sentita su rai2 durante lo speciale delle 23.30.
O forse sarà che ho un’altra concezione di Famiglia, con la F maiuscola. Forse saranno mille altre cose, ma io sono scettica. Scettica, ma in buona fede.

 
Discussione (messaggi: 26)
Re:Dossier: I Pacs
Jan 24 2007 19:19:53
innanzitutto volevo fare dei complimenti vivissimi a chi ha scritto questo "pezzo".
Io sono favorevole ai PACS perchè non vedo perchè in un paese "libero e democratico" quale è l'Italia due persone, che possano essere loro uomini o donne, non possano stare insieme. Ci sono molti che nel nostro bel paese sono contro perchè hanno secondo me una mentalità ancora negli anni 50'. Speriamo che anche la Chiesa possa aprirsi a questo nuovo fenomeno evitando di fare i soliti discorsi. Si perfetto, la famiglia è sacrosanta però siamo nel 2007 e quindi bisogna allargare gli orizzonti.

Messaggio modificato da: K4TuLL0, il: 24/01/2007 20:20
#31235
Re:Dossier: I Pacs
Jan 25 2007 10:31:24
tolkki ha scritto:
I Pacs limitano i diritti del matrimonio. Falso. Chi si vuole sposare, lo fa esattamente come avrebbe potuto farlo un anno fa.
Le coppie di fatto che non accedono volontariamente all'istituto giuridico del matrimonio avrebbere un'alternativa più elastica e senza "troppe carte". Sicuramente la gente, a parità di diritti, sceglierebbe quest'alternativa dannegiando il matrimonio.



sarebbe come dire che uno si sposa perchè non ha altra scelta, ma che se l'avesse sceglierebbe di non sposarsi...

allora tanto vale dargliela l'alternativa, meglio non sposarsi se lo si fa solo perchè "non si ha altra scelta"...
#31257
Re:Dossier: I Pacs
Jan 25 2007 11:57:41
meglio non sposarsi se lo si fa solo perchè "non si ha altra scelta"...

e poi non avere diritti. no. ci si deve sposare per avere la garanzia che un giorno i tuoi diritti vengano accolti. non puoi usare a convenienza i tuoi diritti.

Per esempio analizziamo il caso.
Se tuo marito è in coma un familiare deve decidere se permettere l'operazione. Allora il medico chiede: "chi è il familiare più stretto"? Premettendo che la coppia di fatto (che non ha carte registrate allo stato) possa decidere come un coniuge, allora firmerebbe tranquillamente.
Domanda:
Non si potrebbe spacciare un'altro come familiare?

Qui carta non canta. I diritti vengono di colpo cancellati.

Quindi sposarsi, coppia di fatto, pacs, e come qualsivoglia chiamare questo legame, esso deve essere registarto e firmato come contratto...
#31263
Re:Dossier: I Pacs
Jan 25 2007 18:35:04
Mi trovi d'accordo sulla proposta di legge sui CCS voluta da Rutelli. Bisogna dare spazio alle necessità giuridicamente apprezzabili,come diritti di natura successoria,lavorativa e pensionistica.
La differenza con i Pacs è notevole poichè questi ultimi,pur non menzionando il matrimonio tra coppie dello stesso sesso,aprono le porte all'adozione di minori per le coppie omosessuali; al contrario,i CCS,essendo dei veri e propri contratti,non vanno al di là dei limiti imposti dal codice civile e dalla volontà negoziale delle parti,non importando alcuno stravolgimento dell'istituto dell'adozione,già ampiamente disciplinato anche da leggi speciali.
A mio giudizio,il vero obiettivo dei Pacs,intesi come legge statale sottoposta,in breve tempo,ad interpretazione e applicazione giurisprudenziale,sarebbe quello di estendere la possibilità di adottare minori a tutte le unioni more uxorio(anche gay) .
La vera "rivoluzione" non consisterebbe,quindi, nel "pezzo di carta",nel certificato di matrimonio con annessi benefici civilistici,bensì nell'accesso ai figli. Cosa,questa ultima,che reputo inaccettabile e figlia di una concezione innaturale della vita: smettiamola di considerarci tutti uguali anche nella sostanza,visto che già la Natura(e non dico Dio,attenzione) ci ha resi diversi per gusti ed orientamenti sessuali. Stiamo al nostro posto,in un mondo di comprensione,di apertura verso "il diverso,ma pur sempre senza valicare,come scienziati impazziti,i confini non scritti della Natura.
#31286
Re:Dossier: I Pacs
Jan 26 2007 09:45:55
tolkki ha scritto:
meglio non sposarsi se lo si fa solo perchè "non si ha altra scelta"...

e poi non avere diritti. no. ci si deve sposare per avere la garanzia che un giorno i tuoi diritti vengano accolti. non puoi usare a convenienza i tuoi diritti.

Per esempio analizziamo il caso.
Se tuo marito è in coma un familiare deve decidere se permettere l'operazione. Allora il medico chiede: "chi è il familiare più stretto"? Premettendo che la coppia di fatto (che non ha carte registrate allo stato) possa decidere come un coniuge, allora firmerebbe tranquillamente.
Domanda:
Non si potrebbe spacciare un'altro come familiare?

Qui carta non canta. I diritti vengono di colpo cancellati.

Quindi sposarsi, coppia di fatto, pacs, e come qualsivoglia chiamare questo legame, esso deve essere registarto e firmato come contratto...


non capisco cosa c'entri la risposta...

i PACS quindi andrebbero consentiti, proprio per dare carattere legale alle unioni di coloro i quali non si sposerebbero (ad esempio sono omosessuali) ma vorrebbero dei diritti (con relativi obblighi, chiaramente)... se è cosi, ho capito male il tuo precedente internevento..
#31309
Re:Dossier: I Pacs
Jan 26 2007 09:50:35
acheo2007 ha scritto:

La vera "rivoluzione" non consisterebbe,quindi, nel "pezzo di carta",nel certificato di matrimonio con annessi benefici civilistici,bensì nell'accesso ai figli. Cosa,questa ultima,che reputo inaccettabile e figlia di una concezione innaturale della vita: smettiamola di considerarci tutti uguali anche nella sostanza,visto che già la Natura(e non dico Dio,attenzione) ci ha resi diversi per gusti ed orientamenti sessuali. Stiamo al nostro posto,in un mondo di comprensione,di apertura verso "il diverso,ma pur sempre senza valicare,come scienziati impazziti,i confini non scritti della Natura.


ma la Natura non ci ha fatto così, anche omosessuali? (o forse voglkiamo dire che è Satana che crea i gay) l'omosessualità esiste dagli albori della civiltà umana (primi tra tutti i così virili antichi romani che tanto vengono osannati in alcune manifestazioni politiche come simbolo della cultura e forza italiana)...

quindi? l'omosessualità non è innaturale (anche se è comodo pensarlo a causa di una visione molto cattolica della vita che abbiamo un pò tutti), è una manifestazione (minoritaria, credo) di sessualità....
#31310
Re:Dossier: I Pacs
Jan 26 2007 10:23:23
Taiki ha scritto:
tolkki ha scritto:
meglio non sposarsi se lo si fa solo perchè "non si ha altra scelta"...

e poi non avere diritti. no. ci si deve sposare per avere la garanzia che un giorno i tuoi diritti vengano accolti. non puoi usare a convenienza i tuoi diritti.

Per esempio analizziamo il caso.
Se tuo marito è in coma un familiare deve decidere se permettere l'operazione. Allora il medico chiede: "chi è il familiare più stretto"? Premettendo che la coppia di fatto (che non ha carte registrate allo stato) possa decidere come un coniuge, allora firmerebbe tranquillamente.
Domanda:
Non si potrebbe spacciare un'altro come familiare?

Qui carta non canta. I diritti vengono di colpo cancellati.

Quindi sposarsi, coppia di fatto, pacs, e come qualsivoglia chiamare questo legame, esso deve essere registarto e firmato come contratto...


non capisco cosa c'entri la risposta...


Volevo dire nell'ultimo intervento che se tutti farebbero le "coppie di fatto"(con stessi diritti del matrimonio) e nessuno il matrimonio, "le coppie di fatto" si trasformerebbe in matrimonio...

Alla fine deve esserci un pezzo di carta che sancisce il tutto. E ci devono stare leggi per questi legami.
Ribadisco il fatto che sono d'accordo alle unioni civili tra due persone omosessuali.

PS: il precedente messaggio l'avevo scritto in fretta in un momento incasinato. Non ho avuto modo di scriverlo meglio... Sorry.
#31314
Re:Dossier: I Pacs
Jan 26 2007 11:09:20
Mi sembra di aver espresso un parere di totale comprensione e non di condanna,nei confronti degli omosessuali.
Riassumo a scanso di equivoci: siamo diversi,etero e omo,ciascuno con i propri gusti e le proprie necessità da soddisfare. Gli uni,gli etero,hanno il matrimonio da millenni; gli altri,gli omo,possono usufruire,a mio giudizio,di CONTRATTI di diritto civile per dare forma a diritti e doveri,i quali rilevano solo sul piano privato,senza intaccare quella che è la terzietà del rapporto genitori-figli.
Il problema vero non sta,quindi,nell'esigenza di dare risalto pubblico al vincolo matrimoniale(cosa che riveste aspetti per lo più formali e sfarzosi),bensì quello di accedere all'adozione. Comprendo l'apertura totale,netta nei confronti di un "diverso" che tale non è,mancando la definizione assoluta di "normale",ma manteniamoci cauti sullo stravolgimento delle regole dettate dalla natura,in ambito di rapporti tra minori(ed incapaci) e adulti.
Spero di essermi fatto capire e soprattutto di aver cercato una posizione equilibrata sul problema.

Messaggio modificato da: acheo2007, il: 26/01/2007 12:19
#31320
Re:Dossier: I Pacs
Jan 27 2007 02:07:29
è indubbiamente un ottimo articolo, ma tende tutto da una parte...in pratica è stato concepito x farci pensare che i pacs siano una cosa giusta.Personalmente non ho nulla contro gli omosessuali, ma se l'europa e il mondo intero và avanti così la prima cosa che chiederemo in futuro chattando sarà: omo o etero?e successivamente m o f...Ricordiamoci anche che siamo in Italia, Noi nel mondo rappresentiamo il cattolicesimo, Noi destiniamo l'8x1000 del nostro stipendio alla chiesa cattolica, quindi se permettete la chiesa DEVE influire sulla politica italiana.
#31387
Re:Dossier: I Pacs
Jan 27 2007 10:40:30
CoRgAn^ ha scritto:
è indubbiamente un ottimo articolo, ma tende tutto da una parte...in pratica è stato concepito x farci pensare che i pacs siano una cosa giusta.Personalmente non ho nulla contro gli omosessuali, ma se l'europa e il mondo intero và avanti così la prima cosa che chiederemo in futuro chattando sarà: omo o etero?e successivamente m o f...Ricordiamoci anche che siamo in Italia, Noi nel mondo rappresentiamo il cattolicesimo, Noi destiniamo l'8x1000 del nostro stipendio alla chiesa cattolica, quindi se permettete la chiesa DEVE influire sulla politica italiana.

mi mancavano i tuoi interventi, corgan...
#31397
Re:Dossier: I Pacs
Jan 27 2007 13:56:05
o no?!?
#31429
Re:Dossier: I Pacs
Feb 07 2007 16:25:55
Premetto di essere d'accordo sul fatto che uno stato di diritto debba tutelare anche le minoranze e quindi gli omosessuali, e per cio' trovo accettabile la proposta del vice-premier Rutelli. Detto cio' penso sia sbagliato portare come esempi i Paesi europei che hanno una cultura diversa dalla nostra. Penso sia sbagliato essere a tutti i costi europeisti in un Europa che non ha valori, un Europa che ha perfino negato l'evidenza empirica: le sue origini CRISTIANE.... Gli unici valori che tengono unita l'uropa sono di matrice economica, non certo morale, percui non ritengo accettabile il suo esempio morale. A testimonianza di cio' i cittadini francesi e olandesi, hanno bocciato l'Europa, un Europa in cui non si riconoscono e non mi riconosco... Bhe posto poi che l'Italia è uno stato laico, sono d'accordo che la Chiasa non c'entra.. Ma perchè offendere il Santo Padre??! Ricordiamoci che è giusto e doveroso scegliere secondo coscienza, ma infine la chiesa non si occopa delle coscienze?! Concludo con un invito la libertà e la democrazia si tutelano garentendo la dignita' di chi non la pensa come noi ,non offendendola o svilendola, con motivazioni ideologiche anche se mosse da buoni propositi...
#32301
Re:Dossier: I Pacs
Feb 20 2007 16:46:35
Aggiornate... ormai si chiamano "Dico"
muààààààààà
#33102
Re:Dossier: I Pacs
Feb 21 2007 21:18:03
Bisogna precisare il significato di "DICO" che sarebbe l'abbreviazioni di "diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi". Questa rimodulazione specifica una riduzione della portata rispetto a classici PACS (Patti civili di solidarietà).
Ovviamente è ancora un disegno di legge e le prospettive del parlamento lasciano presagire che andrà tutto perduto, quanto lavoro al vento, si vede che abbiamo un sacco di soldi da buttare!
#33164
Re:Dossier: I Pacs
Mar 12 2007 09:37:47
Complimenti per l'articolo, una volta tanto mi trovi quasi complertamente d'accordo con te.
Vorrei solo precisare però, che se continuamoa considerare i PACS slamente come un progetto di legge portato al riconoscimento del matrimonio tra coppie omosessuali on se ne farà mai nulla.
I rapporti di convivenza more uxorio, sono ben altri e ben tanti altri ripetto alle unioni omosessualei, ad esempio i casi di persone conviventi in precedenza separati da altri matrimoni che non riescono ad ottenere il divorzio e ad unirsi in matrimonio con il secondo partercon il quale magari hanno convissuto per l'intera vita.
in questo caso è utile dare la possibilità a queste persone di poter accedere a benefici tipo la pensione diu reversibilità.
Ma stiamo attenti, anche questo potrebbe portare a conseguenze estreme come il caso deglia anziani che vengono abbindolati da fascinose ragazze dell'Est solo allo scopo di fottergli la pensione.
Il discorso è molto più ampio e complesso, altro che unioni omosessuali, quest'ultiome sono solo una minoranza e dovrebbero meritare una legislazione a parte.
sono contrario invece al matrimonio tra i gay, pur riconoscendo a loro ogni forma di diritto chela legge cmq già assicura come cittadini italiani, magari con qualche dovuta correzione.
Ragazzi il matrimonio è uno solo, tra due persone di sesso diverso, perchè solo sul matrimonio può essere fondata la famiglia naturale intesa anche come forma di procreazionme. Non ci prendiamo in giro. Un matrimonio tra omosessuali non ha alcun senso è solo una forzatura provocatoria.
Come possiamo pretendere che la chiesa riconosca un matrimonio tra omosessuali?
Pur ammettendo un indubbio anacronismo della chiesa alcuni passaggi sono assolutamente impossibili.
Famiglia vuol dire la possibilità di avere figli e loro non possono averli.
eccco perchè sono contrario anche alle adozioni di minori da parte di coppie gay, un bambino ha bisogno di avere un padree auna madre, non facciamo voli pindarigi e mettiamoci nei panni di un aragazzino cresciuto da due uomini o da due donne.
Una soluzione ci sarebbe, lecita, e sicuramente degna di attenzione che tutti noi a volte ignoriamo:
le adozioni a distanza, la legge lo permette anche ai single e ovviamente anche le coppie omo potrebbero rivolfgere il loro amore indiscusso verso milioni e milioni di bambini che ogni giorno muoiono di fame dando loro la possibilità di condurre una vita migliore
#34150
DiCo
Mar 25 2007 19:06:32
Anche se alla fine sono stati proposti i dico e non i Pacs, complimenti a chi ha deciso di scrivere il pezzo.
Non trovo giusto che due omosessuali che stanno insieme non vengano riconosciuti come coppia, ma solo come individui singoli.
La convivenza sia tra coppie etero che tra coppie gay esiste già, non avrebbe di certo inizio con questo decreto.
Quindi a mio avviso, sono inutili tutte le tiritere che si stanno tirando fuori sul fatto che se mai passerà questa legge si andrà a intaccare la famiglia tradizionale, perchè le "famiglie gay" già esistono. Nessuno chiede di avere il permesso di diventare una famiglia, perchè due uomini o due donne o semplicemente un uomo e una donna che convivono insieme da tanti anni non chiedono il permesso di potersi apostrofare come famiglia, perchè la parolina famiglia non la fà il prete che dice:"vi dichiaro marito e moglie" o il sindaco che sia, la parola famiglia vien fuori dalla voglia di stare insieme, creare qualcosa di buono per entrambi, costruirsi un futuro insieme e sperare di riuscire a viverlo, di certo non sarà grazie ai dico che migliaia di coppie omosessuali inizieranno a sentirsi una famiglia.
Quindi premesso che i DiCo non nascono per intaccare nessuno ma solo per dare dei diritti a coloro che ingiustamente non ne hanno mi dichiaro DECISAMENTE A FAVORE!!!
Facendo un piccolo esempio: ci sono un ragazzo e una ragazza che stanno insieme da 4 anni, capiscono che vogliono passare il resto della loro vita insieme e decidono di sposarsi... sposandosi si portano a casa tutti il pacchetto di diritti e doveri che comporta il matrimonio. Adesso invece prendiamo un ragazzo e un ragazzo che stanno insieme da 4 anni, capiscono che vogliono passare il resto della loro vita insieme, allora decidono di convivere... uhm,però loro non si portano a casa nessun pacchetto, manco un diritto piccolino quale l'assistenza sanitaria o il diritto di successione della casa(magari pagata insieme al compagno)... e allora? Ma dai, che si facciano questi DiCo, perchè siamo tutti cittadini italiani e tutti dovremmo avere gli stessi diritti e gli stessi doveri!!!
#35325
Re:DiCo
Apr 01 2007 11:57:25
i vescovi si sono ripronunciati.
"se diciamo di si ai DICO, perchè non dire si pure all'incesto e alla pedofilia?".
immaginavo sarebbe finita cosi.
non si può regolarizzare qualcosa, che subito ogni minoranza chiede la rivendicazione dei propri diritti...
#35813
Re:DiCo
Apr 17 2007 17:56:47
Ho trovato una intervista molto interessante a Francois de Singly, Professore di sociologia alla Facoltà di Scienze umane e sociali dell'Università de La Sorbonne di Parigi
Vi riporto alcune parti che ho tradotto personalmente (visto come sono diventato bravo in francese??? ) e che possono contribuire alla riflessione su matrimonio, famiglia e coppie di fatto.

Les métamorphoses de la famille

Da dove vengono le idee che si fanno sulla famiglia?

I riferimenti alla famiglia che abbiamo derivano dallo Stato, dalla nostra propria storia familiare, ma anche dai romanzi, dai film...In Occidente bisogna ricordare che la Chiesa ha giocato un ruolo importante nella rappresentazione della famiglia. Ma tutta la storia della famiglia smentisce l'idea di una famiglia stabile e naturale diffusa dalla Chiesa. Nonostante questa variazione storica e culturale, ognuno di noi ha una immagine della famiglia e pensa che sia la migliore.

Quando la famiglia è divenuta moderna?

La creazione del matrimonio civile, durante la Rivoluzione francese, segna la frattura politica, filosofica e storica tra la famiglia precedente definita come un gruppo e la famiglia basata sull'individuo.[...].

Cosa risponde a coloro che credono che i matrimoni omosessuali rimettono in causa l'idea stessa del matrimonio e, di conseguenza, della famiglia?

Bisogna domandarsi, all'infuori delle credenze religiose private, che senso ha il matrimonio dal punto di vista della società. Nella storia il matrimonio ha un senso ben preciso. Serve a differenziare i figli legittimi da quelli illegittimi. La funzione del matrimonio è la produzione sociale di una discendenza legittima per l'eredità. Ora, in tale ottica, ciò che ci dimentichiamo sempre di dire nel dibattito sul matrimonio omosessuale è che il diritto europeo vieta fortemente che un genitore possa privilegiare un figlio legittimo contro un figlio illegittimo. Di colpo il matrimonio, dal punto di vista sociale e storico, non ha più senso sociale. Ciò che resta è il senso personale, quindi privato, che gli individui possono dare al matrimonio. Il matrimonio è un affare privato, è incomprensibile che lo Stato continui ad esigere l'eterosessualità per tale istituzione. In nome di cosa giustificare questo controllo istituzionale?[...]

L'intervista è apparsa sul sito di Le Monde il 14/03/07.
#37551
Re:Dossier: I Pacs
Apr 24 2007 17:14:12
Prima di tutto, ti faccio i miei più sinceri complimenti per la stupenda capacità informativa e la semplicità con la quale hai espresso concetti che i più(probabilmente anche i capoccia che stanno al governo e non), faticano a comprendere. Detto questo, non ti pare che una minoranza(e l'ho appreso dal tuo articolo che lo è), per quanto rispettabile e di fatto rispettata, non possa essere accontentata in tutto e per tutto??"L'Eccessiva tolleranza è il principio dell'anarchia" Diceva Hobbes...
#38442
Re:Dossier: I Pacs
Jun 16 2007 18:31:12
volevo complimentarmi per l'articolo veramente dettagliato che nn trascura l'aspetto legale cn chiari riferimenti al codice civile ed alla legislazione italiana.personalmente sn favorevolissimo ai pacs credo che i componenti delle coppie di fatto siano cittadini italiani e cm tali devono avere gli stessi diritti degli altri cittadini.Inoltre i pacs sia in belgio che in olanda sn stati introdotti da governi conservatori facenti capo ai partiti filodemocristiani.il vero problema in italia nn è il governo ma l'unico monarca assoluto al mondo che ha delle pretese su 1 altro stato laico,democratico e aconfessionale il suo nome è Maledetto XVI,il quale nn ha capito che l'Italia ed il Vaticano sono 2cose diverse
#44883
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