registrazioneCrotone1 è una web community di cui fanno parte 8828 utenti registrati. Nelle gallerie personali sono stati caricati 4544 filmati e 57287 fotografie. In questo momento 17 utenti e 5 ospiti stanno utilizzando il sito. Se vuoi far parte di questa community, iscriviti!
Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio Stampa E-mail
Scritto da Roxenne06   
ImageDopo un lungo silenzio fatto di studio e ricerca, riprendiamo la nostra rubrica culturale da dove l’avevamo lasciata. Questa volta, parliamo della storia del tempio Greco, Il Tempio di Hera, di cui ne restano  solo alcune pietre e alcuni rifacimenti di parte di alcune colonne del tempio stesso. Oggi questi resti vengono ben custoditi perche considerati non solo bene culturale storico e archeologico, ma anche bene di una cultura religiosa che fonda le sue radici in uno dei posti più  magici e suggestivi della Kroton di Myskellos.

Così ti parla il Dio lungisaettante, e tu ascolta.
Questo è il monte Tafio incolto, questa è Calcide,
questa la terra sacra dei Cureti, queste sono le Echinadi;
e poi a sinistra il grande mare;
così ti dico: non allontanarti da Lacinio,
ne dalla sacra Krimisa ne dal fiume Esaro

Il territorio

ImagePer chi venga da Crotone il promontorio di Capo Colonna, appare come una lingua allungata che diventa via via sempre piu bassa. La strada, che oggi si percorre dalla città, giungeva, un tempo pianeggiante, lungo la costa fino alla salita dell’irto; da qui poi utilizzava un camminamento prossimo al mare, risalente alla seconda metà del secolo scorso.
Tuttavia ancora all' inizio di questo secolo Paolo Orsi , primo Soprintendente della Calabria, preferiva raggiungere in barca il santuario di Hera, dove avrebbe diretto una campagna di scavo.
La superficie del promontorio, è piana, tabulare , con pareti brevi, ripide e scosse che si configurano in una vera e propria falesia a precipizio sul mare (altezza media 15 metri).
Un boschetto di eucalipti, , essenza estranea all’orizzonte mediterraneo, è tutta via oggi parte caratterizzante del paesaggio crotonese, come di altre zone calabresi, ricopre il pendio che ricongiunge il promontorio all’entroterra, rappresentato dalla corona di basse alture in cui si annida il piccolo villaggio di Campione.
Difficile immaginare nei “calipsi”, che, secreti , oggi proteggono la pace del Convento delle Carmelitane il bosco sacro ad Hera , caratterizzato nel racconto di Livio (storico vissuto tra il I sec. a.C. e il I sec. d. C. )da natura religiosa ed incontaminata, dove si aggiravano indisturbate mandrie e gregge che costituivano una delle ricchezze del santuario di Hera Lacinia.
ImageGli specialisti di botanica che hanno collaborato allo studio per il progetto del parco di Capo Colonna hanno identificato l’ambiente originario nei pascoli  che un tempo nutrivano le mandrie sacre alla dea, nei lecci, nei frassini e negli abeti ( qui da intendersi come conifere adatte al clima della costa), oltre che nelle piante proprie del culto di Hera( il melograno, il pero, la vite, il giglio). Al giardino seguiva la foresta dove si potrebbe ambientare la tragedia della morte di Milone, famoso atleta cotoniate vincitore o Olimpia , che lì venne divorato dai lupi.
 Geologicamente il promontorio di Capo Colonna, rappresenta un tipico terrazzo marino quaternario (Pleistocene) . tali formazioni geologiche rappresentano le successive fasi di emersione regionale e  sono estremamente diffuse nella crotoniatide.
La stratigrafia geologica di recente costruita è rappresentata nella parte profonda da argille marnose di tipico colore grigio-azzurro cui seguono areniti scarsamente cementate di colore bruno-giallo-rossastro. In esse si annidano ammassi di lamellibranchi, briozoi, coralli e noduli algali. Alle areniti che costituiscono il fondamento del promontorio si sovrappongono altre areniti calcaree fossilifere biancastre.  La terra rossa che la ricopre e che  si calpesta sul promontorio è frutto della decalcificazione del calcare.
Occorrerà sottolineare come pur essendo scadenti, queste formazioni calcarenitiche  costituiscono il terreno di fondazione del santuario ed il basamento stesso del tempio di Hera Lacinia, opportunamente spianato  e sagomato per raggiungere filoni di roccia piu  consistente.


La tradizione

ImagePrima della fondazione storica, che risale agli ultimi decenni dell’VII secolo a.C.  ed è attribuita concordemente dalle fonti classiche all’acheo Myskellos, varie leggende si intrecciano sul Lakínion ákrom. Di gran suggestione è il racconto di Diodoro Siculo che nel IV libro della sua biblioteca storica , riporta una piu antica tradizione sulla presenza di Eracle in queste contrade.
L’eroe di ritorno da una della sue mitiche fatiche ( la sottrazione delle mandrie a Gerione) attraversa con i buoi la penisola italiana, percorrendo la costa. Lacinio, (personaggio indigeno sulla cui condizione e sul motivo che avrebbe portato a dare il suo nome al promontorio) gli rubò le mandrie ed Eracle lo uccise. Accidentalmente Ercle uccise pure Crotone, l’amico presso il quale –come narra Ovidio- era ospite. Grave colpa questa, dedicando all’amico morto uno splendido monumento funebre. Partendo Eracle predisse agli indigeni le fondazione di una città che da Crotone avrebbe tratto il nome e che sarebbe diventata famosa.


La fondazione di Crotone

Lo storico Diodoro Siculo  riferisce le vicende relative  alla fondazione di Crotone. Myskellos di Rhype ( villaggio dell’ Acaia in Grecia )  cui sarebbe toccato il ruolo di ecista (fondatore) di Crotone, si reca al potente santuario di Delfi per consultare la Pizia sull’avvenire della sua stirpe e riceve dall’oracolo un responso:

Myskellos dalle spalle  curve Apollo lungisaettante ti ama e ti darà stirpe, ma prima ti comanda di fondere una grande Crotone nelle belle pianure

E poiché Myskellos non teneva conto del responso ricevuto la Pizia interveniva fornendo piu precisi ragguagli:

Così ti parla il Dio lungisaettante, e tu ascolta.
Questo è il monte Tafio incolto, questa è Calcide,
questa la terra sacra dei Cureti, queste sono le Echinadi;
e poi a sinistra il grande mare;
così ti dico: non allontanarti da Lacinio,
ne dalla sacra Krimisa ne dal fiume Esaro

Mentre l’oracolo gli comandava di fondare Crotone, Myskellos, ammirato dal territorio intorno a Sibari, voleva fermarsi e fondare lì la sua città. Ma la Pizia così gli ordinò:

Miskellos, dalle spalle curve, cercando cose diverse
da quelle ordinate dal Dio piangerai amare lacrime;
onora il don che dio ti fa


Il mito di Hera Lacinia

ImageNella mitologia greca Era o Hera, era moglie, nonché sorella maggiore, di Zeus. Figlia di Crono e Rea, venne brutalmente ingoiata dal padre appena nata, che intendeva ucciderla come tutti i suoi fratelli, perché una profezia aveva predetto che uno dei figli di Crono avrebbe preso il posto del padre sul trono degli dei. Zeus però riuscì a salvarsi e, una volta cresciuto, salvò tutti i suoi fratelli. Hera la dea del matrimonio e la sua continua lotta contro i tradimenti del consorte diede origine al tema ricorrente della "Gelosia di Era" che rappresenta lo spunto per quasi tutte le leggende e gli aneddoti relativi al suo culto. La figura a lei corrispondente nella mitologia romana fu Giunone.
I suoi simboli sacri erano la vacca ed il pavone. Hera veniva ritratta come una figura maestosa e solenne, spesso seduta sul trono mentre porta come corona il "Polos", il tipico copricapo di forma cilindrica indossato dalle dee madri più importanti di numerose culture antiche. In mano stringeva una melagrana, simbolo di fertilità e di morte usato anche per evocare, grazie alla somiglianza della sua forma, il papavero da oppio. Omero la definiva la Dea dagli occhi "bovini" per l'intensità del suo regale sguardo. Hera, molto gelosa dei tradimenti del marito, odiava soprattutto Eracle suo figliastro. La natura umana dell'eroe portò Hera ad odiare tutto il genere umano, era conosciuta come la più vendicativa degli dei e spesso usava gli uomini come autori del suo volere distruttivo. Hera sceglieva i suoi guerrieri spedendo loro delle piume di pavone, animale a lei sacro.


Il culto di Hera

ImageIl culto di Era, adorata come "Era di Argo" (Hera Argeia), fu particolarmente vivo nel suo santuario che si trovava tra le città-stato micenee di Argo e Micene, dove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate Heraia L'altro principale centro dedicato al suo culto si trovava nell'isola di Samo. Templi dedicati ad Era sorgevano anche ad Olimpia, Corinto, Tirinto, Perachora e sulla sacra isola di Delo. Nella Magna Grecia, a Paestum, quello che per lungo tempo fu creduto essere il tempio di Poseidone, negli anni ’50 si è scoperto che in realtà è un secondo tempio dedicato ad Era. Nella cultura greca classica, gli altari venivano costruiti a cielo aperto. Era potrebbe essere stata la prima divinità a cui fu dedicato un tempio dotato di un tetto chiuso, che fu eretto circa nell'800 a.C. a Samo, e fu successivamente sostituito dall'Heraion, uno dei templi greci più grandi in assoluto.
ImageI santuari più antichi, per i quali vi sono meno certezze circa la divinità a cui erano dedicati, erano realizzati secondo un modello Miceneo chiamato "casa-santuario". Gli scavi archeologici di Samo hanno portato alla luce offerte votive, molte delle quali risalenti al VIII e VII secolo a.C., che rivelano come Era non fosse considerata soltanto una dea greca locale di ambiente egeo. Nelle raffigurazioni ellenistiche il carro di Era era trainato da pavoni una specie di uccello che in Grecia è rimasta sconosciuta fino alle conquiste di Alessandro: Aristotele, l’istitutore di Alessandro si riferiva a quest'animale come all'"uccello persiano". Il motivo artistico del pavone fu riportato molto più tardi in voga dall'iconografia rinascimentale, che fondeva tra loro le figure di Era e Giunone. In epoca arcaica, un periodo durante il quale ad ogni dea dell’area egea era associato il "suo" uccello, veniva associato ad Era anche il cuculo che appare in alcuni frammenti che raccontano la leggenda dei primi corteggiamenti alla vergine Era da parte di Zeus. La melagrana, antico simbolo dell’arcaica Grande Dea Madre, continuò ad essere usato come simbolo di Era: molte delle melagrane e dei papaveri da oppio votivi trovati negli scavi di Samo sono realizzate in avorio, materiale che resiste all’usura del tempo meglio del legno, con il quale dovevano essere invece comunemente realizzati. Al pari delle altre dee, Era veniva ritratta mentre indossava un diadema e con un velo sul capo.


Il santuario

ImageLa prime indagini archeologiche nel santuario si devono a Paolo Orsi. Gli scavo furono eseguiti nel 1910 e furono poi pubblicate nel 1911.
Quegli scavi dimostrarono , seppure “al negativo”, gli aspetti di grandiosità e monumentalità del tempio. Già Orsi aveva dovuto fare i conto con le grandi trincee di spoglio , che avevano svuotato il tempio di gran parte dei blocchi di calcarenite con i quali era stato costruito, ricavati in parte sul luogo stesso, ma principalmente provenienti dalle cave di Isola Capo Rizzuto. Si ricorda che Crotone è terra in cui la buona pietra da taglio scarseggia.
Il santuario era tanto famoso e venerato da far scrivere a Livio che era “sancutm omnibus circa populis” (venerato da tutti i popoli intorno) eppure esso fu tante volte violato; ad esempio nel 173 a. C. il tempio fu spogliato di parte del tetto marmoreo  dal censore Q. Fulvius Flaccus.
Era stato questo un grave sacrilegio e il senato condannò il reo a riposare le tegole sul tempio, ma i romani non erano piu statini  gradi di ricollocarle al loro posto. Fu quella la data che segno per il grande Tempio  di Capo Colonna l’avvio della decadenza  tant’è che i pirati ai tempi di Pompeo depredarono il tempio dai sui grandi tesori. Per il resto gli uomini utilizzarono , a piu riprese del tempo il tempio come cava di  materiale da costruzione ( gli Spagnoli per la costruzione delle mura e del Castello nel XVI secolo).
Luogo esposto alla furia del vento e del mare, dove i terremoti( quello del 1638 sopratutti ) avevano dato il colpo di grazia a quello che restava delle colonne che lo circondavano fino a lasciarne una sola, quella che oggi resta a guardare e a sfidare l’azzurro intenso del Mar Jonio.
Il filo della ricerca di Orsi è ancora quello che guida il moderno visitatore all’interno del temenos( recinto ) di Hera Lacinia: il muro limite che alterna l’uso di grandi blocchi di calcarenite all’opus reticulatum    tipico dell’età romano-repubblicana, i grandi propilei di accesso con fasi precedenti alla costruzione dell’età romana, i resti di katagogoin (albergo per gli ospiti di riguardo) e dell’hestiatorion (edificio per i banchetti) a nord e a sud rispetto la strada sacra , che costeggia a settentrione l’edificio scavato tra il  1987 e il 1989 da Roberto Spadea della Sopraintendenza Archeologica della Calabrai , indicato con la nettarea B ubicato poco piu a sud del Tempio di Hera (edificio A).
ImageSi può tentare una ricostruzione cronologica della tipografia  del santuario. Dopo il complesso del tempio e dell’edificio B, databili tra il VI e prima parte del V secolo a.C., alla metà dello stesso V secolo a.C., fu costruita la grande strada sacra lungo la quale sarà edificato nel IV a.C., il katagogion. La  costruzione del temenos potrebbe risalire alla seconda metà del IV secolo a.C., quando al termine dei dodici anni di tirannide di Dionigi di Siracusa, la città, ricostruisce il proprio impianto. E non a caso tale muro fu ricostruito come impianto fortificato. La sua costruzione tagliò la grande strada sacra, diversamente orientata. I restauri del muro in opera reticolata e vittata( tecnica alternate corsi di laterzi con blocchi d calcare) attestano l’uso del santuario tra il II secolo a.C., e il III secolo d. C., conservando il suo ultimo schema.
Diversa è la connotazione degli edifici identificati nella parte nord-orientale del promontorio, nei pressi della monumentale torre Nao e del Santuario della Vergine di Capo Colonna: un balneum (ambiente termale) di età tardo-repubblicana con mosaico pubblicato da Orsi; resti di edificio con peristilio e pavimentazione a mosaico, scavati da Giuseppe Foti negli anni  sessanta, e di una fornace, databile intorno al III secolo d. C.


Il tempio

ImageUn poderoso dado composto da dieci livelli di blocchi squadrati è quanto oggi resta del tempio, proteso verso il mare che un tempo doveva essere più lontano, così da permettere alla folla di adunarsi sulla fronte principale, partecipando ai riti che interessavano l’altare,collocato dalle fonti nel suo vestibolo.
Il tempio, caratterizzato forse da un colonnato raddoppiato con 15 colonne sui lati lunghi e 6 sulle fronti, si stagliava sulla frastagliata linea di costa, così che colpisse con la sua monumentalità il navigante che lo scorgeva dal mare.
Dieter Mertens, l’ultimo attento editore del tempio, ha osservato alcune anomalie riassumibili nella vistosa irregolarità dei blocchi ( blocchi lunghi fino a m 2,5 alternati ad altri molto più piccoli) e nel differente impiego del materiale ; arenarie e calcari.  Tali anomalie derivano da un riuso nel primo venticinquennio del V secolo a.C. di materiale più antico proveniente da un primo grande edificio arcaico, costruito nel medesimo posto attuale.
Il tempio taglia con le sue fondazioni profonde (stereobate) il banco di calcarenite originario, ripulito del materiale più tenero superficiale.
Lo stilobate del tempio aveva della curvature sia sul fronte che sui lati; la colonna, di ordine dorico, alta m 8,3, presenta una voluta pendenza (+ cm 6,17 verso ovest, + cm 3 verso sud, generale verso il mare + cm 12 ). Questi accorgimenti avevano lo scopo di correggere otticamente l’effetto di apertura delle strutture verticali.
La curvatura del capitello richiama la produzione siceliota del secondo venticinquennio del V secolo a.C. e ci riporta come confronto stringente, al tempio di Athena di Siracusa, che è di dimensioni leggermente maggiori.
Un esame delle terrecotte architettoniche ha permesso a Mertens di ricostruire dieci rifacimenti di tetti, coprendo un arco cronologico della metà del VI al IV secolo a.C.
Le tegole di marmo e la decorazione scultorea dello stesso materiale arricchivano ulteriormente il tempio.
Dalla decorazione dei fronti si può ricordare una testa femminile di marmo si stile “svevo” , con gli occhi allungati , quasi a mandorla, le ciglia di bronzo, ridote ormai a due linee verdine, il volto abraso e, soprattutto una splendida pettinatura raccolta sulla nuca da una treccia definita con raffinata calligrafia.


La via sacra

ImageÈ stata così denominata la grande strada che si individua in prossimità del propileo di accesso.
Essa è delimitata ai  margini da un cordolo di blocchi, posti di taglio per la parte lunga, e costeggia il katagogion  e l’adiacente stoa (portico) a L.
Un cospicuo tratto di questa via sacra è stato ritrovato fra il 1989 e il 1990 nei pressi dell’edificio B.
E possibile cogliere la diversità dell’orientamento tra la strada e l’accesso monumentale al santuario. Più obliqua rispetto all’asse della porta fortificata, la grande strada, larga m  8,5 , attraversava il temenos e sicuramente proseguiva verso l’interno del promontorio.
Dalla parte del mare invece doveva concludersi in una zona importante che costituiva  la meta dei pellegrini e il punto di arrivo delle processioni.
Gli scavi hanno infatti dimostrato che il cordolo delimitante la sede stradale a est, in prossimità del ciglio del promontorio, doveva continuare.


L’altare

ImageSolo le fonti ed in particolare Livio fanno cenno all’altare, che di norma nella concezione dell’architettura sacra greca doveva essere posto di fronte al tempio qundi a est.
“fama est aram essse in vestibulo templi, cuius cincerem nullus unquam moveat ventus”
(si racconta che nell’atrio del tempio vi fosse un altare la cui cenere non era smossa da alcun vento”)scrive Livio.
Dunque un altare nell’atrio al riparo del vento che , come sa chi frequenta il promontorio Lacinio, soffia sempre intenso, spirando principalmente dai quadranti di settentrione ed oriente.
Sarebbe stata questa la ragion  per collocare l’altare nell’atrio, ma non è possibile aggiungere altro e del resto, lo stesso Livio ammonisce ricordando “fama est” e nulla più.
Più di un altare dunque doveva esistere e , comunque il principale doveva essere nel tempio o immediatamente di fronte  ad esso, ciò portava il punto di attenzione da parte della folla dei pellegrini o dei devoti nella parte orientale, scena principale della manifestazioni religiose.
Dall’altra parte per permettere alla folle di assistere ai riti era necessario disporre di uno spazio sufficiente che la stessa strada sottintende, dovendosi concludere la pompé (processione) che attraverso essa scorreva in una zona di grande importanza per la vita del santuario stesso.


Il ritrovamento dell'edificio B

ImageIl ritrovamento dell’edificio B può veramente definirsi un fatto fortunato, se si pensa che ancora non molto anni fa automobili e pesanti autobus vi parcheggiavano sopra. La ripresa degli scavi ha riportato a scoprire quanto alcune volte, soprattutto dopo le piogge era possibile intravedere. Pochi centimetri sotto il piano di calpestio è emerso un grande edificio a pianta rettangolare (circa m 22 x 9), orientato verso est, nella stessa direzione del tempio, ma leggermente divergente rispetto a questo. La costruzione , della quale restano i filari di fondazione , impiegò in modo massiccio la calcarenite reperibile direttamente sul promontorio, frantumata in piccole scaglie ( lato settentrionale dell’edificio). La sacralità del luogo è attestata oltre che dai rinvenimenti anche della presenza di un cippo di confine sacro posto sul lato meridionale dell’edificio( horos).
ImageLo scavo ha dato la possibilità di ricostruire tre grandi fasi. La prima, rappresenta appunto dal muro Settentrionale cui si è fatto cenno, risale all’inizio del VI secolo a.C. L’alzato dell’edificio era con ogni probabilità di mattoni crudi e il tetto forse di paglia e legno.  Nei primi anni del V secolo a.C., si assiste ad una massiccia ricostruzione di tre lati dell’edificio con l’impiego di blocchi di calcarenite squadrata. Compare in quest’epoca il basamento squadrato,centro ideale dell’edificio in prossimità del muro del muro di fondo occidentale e collocato in posizione leggermente eccentrica per rispettare un precedente impianto rappresentato da alcuni segnali consistenti in tre dischi di colonna dorica e da un ritaglio di blocchetto quadrato. I dischi di colonna dorica potrebbero provenire da un tempio vicino, precedente all’attuale, forse nel momento n cui si pensò di quello cui appartiene la colonna superstite(inizio del V secolo a.C.).  Infine l’ultima fase, compresa nel venticinquennio del V secolo a.C., e contraddistinta dal vistoso reimpiego di materiale proveniente anch’esso da una costruzione monumentale. Fu raddoppiato per motivi che ancora sfuggono , il muro meridionale al quale si addossano quattro blocchi parallelepipedi caratterizzati da anathyroseis (fasce scalpellate in sottoquadro lungo i margini dei blocchi) squadrato e accuratamente tagliati. Con ogni probabilità questo spazio rettangolare dalle proporzioni allungate poteva essere un primo centro di culto, sostituito dal tempio che si impiantò laddove sarebbe stato edificato il tempio classico le cui tracce ci rimangono oggi. 

 

Le fotografie sono scattate sul promontorio Lacinio By BenZ
(Presto la pubblicazione di una Galleria Fotografica Completa)

Discussione (messaggi: 10)
Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 03 2008 22:14:33
Discussione sull’articolo: Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio

bellissimo questo articolo culturale ke hai messo...finalmente qualcosa di serio..Quanta storia abbiamo e quanta saggezza ci stava una volta nelle nostre terre...peccato non essere almeno un pizzico di ciò ke eravamo prima....
#145391
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 05:25:19
hai perfettamente ragione...
#145400
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 06:27:32
fantastico...quanta bellezza nelle parole!!!
#145403
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 06:46:28
Davvero un bellissimo articolo, complimenti.
La nostra terra è così bella, eppure non riusciamo ad apprezzarla a fondo.
#145404
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 08:26:17
anke se sono dell'idea ke il crotonese fa ben poco x valorizzare la propria terra....cmq sia ciò ke ci rimane è veramente troppo bello e immenso x poter essere dimenticato.
#145418
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 09:13:58
Ho letto l'articolo e devo dire che è molto bello.
E' vero c'è tanta bellezza nella nostra terra ma non si riconoscono i veri valori e non viene per niente apprezzata!!
#145429
Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 10:26:28
molto bello!

complimenti
#145450
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 10:53:20
SiSSy_UNPeRFeCt * ha scritto:
Ho letto l'articolo e devo dire che è molto bello.
E' vero c'è tanta bellezza nella nostra terra ma non si riconoscono i veri valori e non viene per niente apprezzata!!

Mah purtroppo non tutti capiscono certe cose.
Articolo è molto interessante, è sempre bello leggere certe cose, sono un'appassionata di storia antica
#145458
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 04 2008 16:27:56
nefer81 ha scritto:
SiSSy_UNPeRFeCt * ha scritto:
Ho letto l'articolo e devo dire che è molto bello.
E' vero c'è tanta bellezza nella nostra terra ma non si riconoscono i veri valori e non viene per niente apprezzata!!

Mah purtroppo non tutti capiscono certe cose.
Articolo è molto interessante, è sempre bello leggere certe cose, sono un'appassionata di storia antica


avete proprio ragione...la storia della nostra terra,le usanze, le tradizioni...ormai.. si sta perdendo tutto...e mi dispiace davvero tanto...dopo miliardi di anni di storia..
la nostra città sta perdendo tutto....
pero per quanto e possibile mi piace rendere note alcune delle cose che per molti sono sconosciute!!!
e questo il motivo degli articoli culturali..
#145552
Re:Questa è la mia terra: il promontorio Lacinio
Sep 21 2008 23:31:34
ottimo articolo, mi piace
la verità è che il crotonese tipo vive per lamentarsi di Crotone, e non riesco a pensare a qualcosa di più deleterio per la nostra città

capita - sempre,per altro- che quando dico di amare Crotone mi si guardi strano, come se fossi un alieno o peggio come se fosse una colpa
mah boh, scene che ti lasciano allibita
#148133
Discuti questo articolo nel forum (messaggi: 10)

Sponsor

Sponsor