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I Gioielli dell’antica Kroton Stampa E-mail
Scritto da Roxenne06   

ImageRitorniamo a parlare di storia, e in questo spazio, dedicato ancora alla dea Hera Lacinia, troviamo anche ampia descrizione dei doni che a lei furono offerti e che tuttora fanno parte del tesoro della dea della fertilità, della famiglia, e del matrimonio, Hera Lacinia. Dai doni offerti possiamo capire molte cose della dea, molti aspetti che a lei furono legati. Si tratta ancora una volta della riscoperta dei beni culturali archeologici,della storia della nostra città (Crotone) e della riscoperta delle abitudini che i greci ci hanno tramandato, basti pensare ai culti religiosi, sportivi, ecc. ecc.

I doni della dea

La vasta scelta e la qualità dei doni in oro, argento e bronzo ritrovati all’interno dell’edificio B attestano ancor più l’ampia risonanza e la fama che il santuario del Lacinio aveva nel mondo antico. Quanto è stato ritrovato è ciò che resta delle spoliazioni che l’edificio dovette subire a più riprese nel tempo e di cui c’è l’eco nelle fonti. A ciò devono essere aggiunte le calamità naturali quali terremoti e incendi (si pensi a due oggetti votivi quali la testa leonina  e il piccolo quadrupede di arte laconica, i quali presentavano evidenti tracce di avvampatura). Eppure molte volte sono stati proprio i casi fortuiti, come crolli che hanno preservato gli oggetti, a permettere il recupero archeologico dei materiali. L’analisi dei reperti permette di percorrere un notevole arco di tempo dall’inizio dell’ VIII secolo a.C. fino alla prima metà del V secolo a.C.  Nella maggior parte dei casi i doni dovevano essere appesi alla pareti presso le quali poi sono stati ritrovati nel corso dello scavo. Oltre che alla ceramica miniaturistica, offerta votiva tipica di tutti i santuari, sono stati per lo più rinvenuti oggetti votivi tipici di Hera (ad esempio le phialai mesonfaliche , cioè le patere umbilicate)  che trovano confronto ei principali santuari greci dedicati a Hera, da Argo a Samo, da Perachora ad Olimpia. E proprio con Olimpia sono i confronti più stringenti, tali da far supporre uno stretto legame tra il santuario di Hera Lacinia e quello di Olimpia. Legame confermato ulteriormente  dalle generazioni di atleti crotoniati famosi perché vittoriosi nelle gare olimpiche. Uno di essi, Milone , ebbe l’onore di una statua a Olimpia, come riferisce Pausania.
Alcuni oggetti rinvenuti nell’edificio B devo essere considerati come veri  capolavori  unici: oltre al diadema d’oro, è il caso della Sirena della Sfinge e della Gorgone, ornamenti splendidi di crateri o di grandi lebiti (bacili), nei quali si possono ravvisare vere e proprie attestazioni delle grandi scuole di bronzistica attive nello scorcio del VI secolo a.C. in Grecia: da quella corinzia (Sirena, Sfinge), a quella laconica (Gorgone), quest’ultima filtrata in Magna Grecia da Taranto. Ma con più probabilità si potrà parlare anche di una scuola crotoniate, che sempre riconducibile al filone laconico, alla quale possono essere attribuiti i sostegni di lebete in forma di sirena alata. Anche il grande fenomeno dell’Orientalizzazione (VII secolo a.C.) è rappresentato nell’edificio B grazie alla presenza di particolari doni votivi (scarabei, oggetti in faïence, uova di struzzo) che, provenendo direttamente dall’Oriente, riflettono bene i circuiti degli scambi commerciali internazionali di quel periodo. Anche dai principati della Lucania interna e dal vallo di Diano, importante crocevia da e verso la Campania, il Lazio e l’Etruria, giungono attestazioni di scambi; attraverso queste vie giungono anche oggetti prodotti in altre regioni: è il caso della barchetta nuragica unica fin’ora nel suo genere.

Image Prima di fare il nostro ingresso nel cuore dell’esposizione superiore, il settore del museo dedicato ad Hera Lacinia, merita una sosta la testa femminile di in marmo greco insulare racchiusa nella nicchia. Nonostante l’usura del tempo, traspare in questo volto , forse di Hera, la morbidezza della composizione : la delicata interruzione tra la gola e il collo; la compattezza del volume della testa; la raccolta acconciatura dei capelli. Dal volto inclinato e girato con grazia verso sinistra, spicca il taglio degli occhi, sul quale sono  tutt’ora evidenti  tracce del bronzo che correva lungo la linea delle ciglia.

Frammenti architettonici di Hera

Image Con l’iscrizione “Hera eleuthería” (liberatrice) in alfabeto acheo (VI secolo a.C.), su un cippo di confine (horos), siamo introdotti in uno dei più importanti luoghi sacri della grecità: il santuario di Hera Lacinia, eretto a Capo Colonna . Sul promontorio svetta ancora oggi una delle trentasei colonne doriche del tempio A (V secolo a.C.) è un lontano ricordo dello splendore di quest’area, consacrata alla divina protettrice dlle donne e del parto e dei naviganti. Un’ ara del II secolo d.C. con l’iscrizione dedicatoria del liberto Eucius , amministratore di beni imperiali nella Crotoniatide – attestò  la vitalità del santuario ancora in età romana, nonostante in saccheggi perpetrati nei secoli precedenti. Nella prima vetrina è esposto quanto rimane degli ex voto , già noti nella letteratura che arricchivano l’Heraion. Vi sono allineati esempi di ceramiche greco-orientali, come il frammento di coppa con teoria di leoni della prima metà del VI secolo a.C. Si distinguono  tra le importanti antiche figure nere,  di frammenti d coppa Siana con scena di lotta per il Tripode, del secondo  quarto IV secolo a.C., e il frammento di parete di vaso chiuso con episodio mitico della seconda metà del VI secolo a.C. Vi sono esposti poi, reperti in marmo, come il frammento di una statua femminile adornata con un chitone, del IV sec. a. C.; oggetti in bronzo di varia natura, come i resti di tabelle con iscrizioni in alfabeto acheo, le dita di una statua , frammenti di applique, anse e decorazioni per vasi.La seconda vetrina raccoglie, invece, i resti delle decorazioni in terracotta policroma degli edifici sacri del complesso monumentale.  Grondaie a forma di protomi leonine, tegole marmoree delle falde del tetto del tempio del V secolo  a. C.; frammentarie decorazioni con motivi floreali; antefisse a palmette stilizzate con resti  cromatici e fiori di loto in rilievo.

Edificio B del santuario di Hera Lacinia

L’edificio B è un piccolo sacello rettangolare recentemente rinvenuto a nord del tempio A. si tratta forse della più antica struttura del santuario, ricca di doni votivi di inestimabile valore. La quantità e la varietà di ori, argenti e bronzi recuperati conferma la fama e l’autorità dell’area sacra nel mondo greco.

Gli  ex-voto

Image Le due grandi vetrine a sinistra dell’entrata, presentano una semplificazione dei manufatti metallici e fittli di produzione locale e di importazione che erano donati alla dea Hera nel corso del VI secolo a.C. La prima teca contiene  manufatti in terracotta e metallici di produzione locale e d’importazione. Soprattutto micro ceramica e poi piccoli tripodi in bronzo e in terracotta (tripodiskoi), talora sostenuti da zampe leonine. Nella vetrina successiva sono esposti torsi e testine femminili in terracotta; tripodi, anse, sostegni in bronzo e ceramica di fatturazione corinzia. Le “patere umbilicate” (phialai mesonfaliche) sono simili a quelle ritrovate nei templi di Hera. Provenienti da Samo, Argo e Olimpia sottolineano gli stretti legami culturali con la madre patria. Le “lampade del Sele”, impostate su figure femminili che indicano il proprio seno, accenno al carattere muliebre di Hera ; la dea è infatti   protettrice del matrimonio e della prole.

Lo skyphos attico a figure nere

Image Campeggia al centro della vetrina uno splendido skyphos attico a figure nere. Sulla superficie in argilla chiara, Nereo, in forma di serpente, ed Eracle cono coinvolti nella lotta. Nella mitologia , Nereo, è una divinità marina e allude all’aspetto benefico delle acque. Quando Eracle si recapresso di lui per chiedere come impossessarsi dei pomi che crescono nel giardino delle Esperidi , Nereo si trasforma più volte per eludere la richiesta . L’eroe , tutta via, alla fine ha la meglio.

Il cavallino geometrico

Image Il “Cavallino geometrico” nella vetrina successiva, è una pregevolissima opera in bronzo del VII secolo a.C. Risultano  i particolari che identificano l’animale, come gli occhi , le orecchie e la criniera. Il corpo è lavorato sinteticamente e l’equilibrio della composizione si rivela anche nelle corrispondenze, come quella tra le brevi linee ondulate che sul collo imitano la criniera e il disegno della coda. Si tratta di uno dei primi esempi di cavllino in bronzo prodotti in Magna Grecia. La sua presenza conferma i rapporti, in età arcaica, tra il santuario crotoniate e quelli di Argo e di Olimpia.

La barchetta nuragica

ImageLa “dea liberatrice” era onorata ben oltre la Magna Grecia. La presenza della “Barchetta   Nuragica “ , del VII secolo a.C. svela il carattere cosmopolita e l’intensità e la varietà culturale che distingueva il santuario. Questo singolare modello d’imbarcazione ha scafo piatto, bordi rialzati , un ponte a forma di X, animato da due piccoli carri con coppie di buoi , è stato realizzato in bronzo fuso, con saldatura dei diversi elementi, è provenienza sarda. L’esemplare è unico e tutt’ora oggetto di studio e confronto. Si è ipotizzato che fosse parte di un bottino di guerra.

Le Sirene

ImageLa tradizione iconografica medioevale ci ha abituato a immaginare la sirena come una creatura  che unisce le caratteristiche fisiche della donna a quella dei pesci. In età classica, invece, essa è la sintesi tra il corpo di un uccello e una testa femminile. La sirena può strappare malignamente l’uomo  dalla contingenze terrene, ma anche accompagnarlo nel suo viaggio nell’aldilà. Le prime creature di questo tipo che incontriamo nel nostro percorso sono le due magnifiche sirene alate in bronzo del VI secolo a.C., i due esemplari, d’estremo valore iconografico, sono placchette stilizzate lavorate a raffinata incisione. Una delle sue mostra sul retro un’appendice ricurva che le consentiva di sostenere il bacino di un lebete  (recipiente). La silhouette dell’”incantatrice”è equilibrata dalle ali che si staccano dalla geometria del corpo e si piegano in volute. I particolari sono ottenuti incidendo la lamina di bronzo: i volumi della testa, dei seni e degli artigli si oppongono , così , all’intento spiccatamente decorativo con cui sono tracciate le sottili piume.  La seconda tipologia di sirena rinvenuta nel tesoro di Hera Lacinia ha le ali deliziosamente raccolte sulla schiena. Il volto bronzeo di donna, racchiuso in un ovale, appena alterato dal mento leggermente appuntito è solcato da incisioni che ne scandiscono le superfici. L’impettito corpo dell’animale e perfettamente chiuso in un solido geometrico, ma la compattezza è tradita dall’incrocio delle ali sulla schiena, che ne altera la rigorosa simmetria, svelando la potenzialità del movimento.

La Gorgone

La gorgone in corsa, databile intorno al 540 , è uno dei pezzi più importanti e rari del tesoro di Hera Lacini; splendidamente conservata, essa rivela energia e plasticità estreme pur nella compostezza quasi araldica della posa. Il volto della Gorgone fusa nel bronzo , è incorniciato da una capigliatura sintetica che ricade ordinatamente sulle spalle. L’intento naturalistico è tradito tutta via dalla rotula che emerge sotto la tensione muscolare e dalle vene che emergono in rilievo sotto la pelle. La perfetta simmetria delle ali e le pieghe del gonnellino restituiscono equilibrio al movimento , cui accennano la torsione del busto e la posizione degli arti.

La Sfinge

La Gorgone al centro e la Sfinge a Destra
La Gorgone al centro e la Sfinge a Destra
Questa “sfinge seduta”  datata alla metà del VI secolo a.C., doveva decorare un recipiente, forse un lebete. Anch’essa  rivela cura estrema e ottima conservazione; il corpo solido è disegnato nei particolari con accuratezza  e grande perizia tecnica. Le piume delle ali, che partono ordinatamente dall’attaccatura delle zampe anteriori, con il torace,simulano una decorazione. La sfinge in posizione araldica, è bloccata nello spazio, ma la staticità è appena allentata dal rigonfiamento delle cosce schiacciate sotto il perso dell’animale. Come nella Gorgone, la capigliatura ricade pesantemente sulle spalle e incornicia il volto sul quale risaltano le curvature sopraccigliari, prolungate nell’aggetto del naso.

Il Diadema

Image Il diadema è costituito da una fascia in lamina d’oro (cm 37,5 x 4,9),  su cui si sviluppa la decorazione qa metallo battuto, definita a bulino. La decorazione a treccia è definita da una spessa linea a rilievo, delimitata da due linee più sottili, anch’esse a rilievo. Gli spazi intermedi sono riempiti da grossi punti circolari rilevati. Con un intervento riferibile ad una rilavorazione del diadema, sono stati applicati all’esterno due serti vegetali che hanno quasi nascosto la treccia. Un serto è composto da una fascia di ramoscelli di mirto con le tipiche foglie lanceolate e le bacche, ricavate da capsule in lamina aurea, coperte da una coroncina a quattro petali segnate da linee incise. Di difficile interpretazione, sono le foglie dell’altro serto, collegate alla lamina principale tramite un nastrino, sempre d’oro. Esse sono di tipo palmato e denticolato, attraversate da venature ben incise. Con ogni probabilità dovrebbero essere foglie di vite. Il vino compare tra i doni votivi di Hera e nel nostro caso si tratterebbe della prima attestazione di un tale attributo . anche per questo tipo di foglia, come per quelle di mirto, l’artista aveva presente un preciso riferimento naturale. È molto probabile che il diadema abbia incoronato un simulacro di Hera. Oltre che dalle fonti, teste diademate della dea sono tipiche proprio di monete di Crotone, che, anche se coniate in epoche successive, possono comunque riflettere una continuità della rappresentazione dell’Hera del Lacinio. Fuori Crotone si può ricordare un diadema sulla fronte di Hera in alcune monete di Poseidonia, di Thurii, della problematica Hyria, di Pandosia; queste ultime rappresentano proprio il simulacro di Hera Lacinia. Altri diademi con ornamenti vegetali sono rappresentati  in monete di Argo ed inoltre anche la stessa statua di culto di Olimpia, doveva essere incoronata con uno stephanos (corona) con foglie.

Discussione (messaggi: 10)
I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 15:41:53
Discussione sull’articolo: I Gioielli dell’antica Kroton

complimenti articolo ben fatto e che tratta di qualcosa con un contenuto
#150816
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 15:59:58
si, aggiungo anke i miei complienti... un bravo a ki ha scritto l'articolo... complimenti davvero...
#150818
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 16:14:21
grazie!!
#150821
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 17:00:02
Tesori nascosti.
E pensare che non ne ero a conoscenza di tutti.
Bello l'articolo complimenti!
#150829
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 17:16:17
Peccato che questa città ricca di storia stia per scomparire.
#150831
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 06 2008 21:45:21
io quest'estate ho visitato i nostri 2 musei, e devo dire che tanto da vedere! ragà andateci, che c'è tanta storia e tanta cultura!
#150881
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 07 2008 10:41:06
Benz ha scritto:
io quest'estate ho visitato i nostri 2 musei, e devo dire che tanto da vedere! ragà andateci, che c'è tanta storia e tanta cultura!
QUOTO!!! Cmq ero a conoscenza di questi tesori XD
metteteli più spesso questi articoli che sono interessanti da morire
#150921
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 07 2008 12:09:05
Talp ha scritto:
si, aggiungo anke i miei complienti... un bravo a ki ha scritto l'articolo... complimenti davvero...



complimenti cordiali anche da parte mia
#150929
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 07 2008 20:46:13
Che bell'articolo! Complimenti! Sono oggetti stupendi e bisogna parlarne
#151024
Re:I Gioielli dell’antica Kroton
Oct 29 2008 13:29:29
Kroton....epoca d'oro, anni di gloria, era di maestosità!


SN QST LE COSE KE RENDONO L'ORGOGLIO CROTONESE
#153956
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