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Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo Stampa E-mail
Scritto da Angelo Fienga   
domenica 10 maggio 2009
ImageTra lacrime e commozione gli abitanti della tendopoli di Pianola (AQ) salutano i volontari della Protezione Civile di Isola di Capo Rizzuto che lo scorso mercoledì, dopo essersi avvicendati con i Loro colleghi, hanno lasciato, seppur per un breve periodo di tempo, le terre abruzzesi.
È ormai da più di un mese che gli uomini e i mezzi della Prociv di Isola Capo Rizzuto sono impiegati ed impegnati nel difficile e drammatico scenario dei luoghi del terremoto d’Abruzzo.
 

Partiti il 6 aprile scorso, immediatamente dopo aver appreso la notizia della distruttiva scossa che ha colpito tutta la provincia dell’Aquila, i volontari della Prociv di Isola Capo Rizzuto, appena giunti nella cittadina di Pianola (AQ), senza risparmiarsi ed in poche ore, hanno allestito un tendone di circa 700 mq. opportunamente attrezzato per ospitare contemporaneamente 700 persone, hanno impiantato una moderna cucina mobile capace di somministrare più di 1000 pasti l’ora ed hanno collaborato, inoltre, alle più delicate e urgenti fasi dell’emergenza.
ImageAd un mese dal loro arrivo nelle zone dell’emergenza, gli uomini e donne della PROCIV, lontani dai loro cari,  senza sosta continuano incessantemente la loro attività nel campo di Pianola. Gli abitanti della tendopoli li chiamo Angeli, ma loro con molta umiltà sorridono e preferiscono essere chiamati semplicemente amici, la loro uniforme gialla e blu, a volte sporca di fango o strappata,  rappresenta un saldo e sicuro punto di riferimento.
Ma chi sono questi angeli?  Il corpo della protezione civile di Isola di Capo Rizzuto vanta più di 80 iscritti, la maggior parte dei quali con un’età compresa tra i 30 ed i 40 anni, sono persone comuni, ognuna delle quali nella vita quotidiana svolge la sua professione, si va dal muratore, al forgiaio, tubista, studente, architetto, ingegnere, disoccupato, impiegato etc…. Qui a Pianola tra i primi volontari che incontro Angelo, 28 anni, laureando in Ingegneria, con un passato da militare della Marina Militare, il suo compito principale è quello di organizzare la prima colazione e la distribuzione del vettovagliamento a pranzo e cena. Per lui, come così come per tanti altri volontari, la sveglia inizia a suonare alle 5 del mattino, una breve doccia, un caffè al volo ed immediatamente s’inizia a lavorare.

  • Perché hai fatto questa scelta?

Image“Aiutare la gente meno fortunata non è una professione ma è un sentimento innato, sapere che c’è qualcuno che ha bisogno di aiuto non ti lascia insensibile, anzi, in te si accende il “bisogno” di renderti utile, francamente non potevo rimanere indifferente alle apocalittiche immagini che minuto per minuto venivano trasmesse dai media”.

  • Cosa hai provato appena sei arrivato nelle zone terremotate?

“Fin da subito lo scenario che è apparso innanzi ai nostri occhi è stato agghiacciante. Case distrutte, macerie ai bordi della strada, lampeggianti, sirene, mezzi militari e di soccorso in ogni angolo della città, gente per strada che non sapeva che fare o dove andare. All’improvviso nel pulmino dove viaggiavamo è calato un pesante silenzio, un brivido gelido ci ha attraversato la schiena e da quel momento abbiamo iniziato ad avere la reale percezione della drammatica situazione”   

  • Ci puoi descrivere una giornata tipica ed il rapporto con gli abitanti della tendopoli di Pianola:

“L’organizzazione delle principali attività della giornata e la scelta delle pietanze, vengono decise di giorno in giorno, in riunione comune dagli Chef Carmine, Carlo e Aldo unitamente al Presidente dell’associazione Cesare. Le giornate qui a Pianola sembrano essere più lunghe del solito, dobbiamo svegliarci prima degli abitanti della tendopoli, in modo tale da assicurare al loro risveglio una nutrita e ricca colazione e dobbiamo andare a dormine per ultimi, dopo aver rassettato tutto il reparto cucina e mensa. Alle 6.30 di mattina inizia la somministrazione della prima colazione, anche se l’afflusso principale degli abitanti avviene intorno alle 7.30.
Ogni mattina, quanto entro nel tendone adibito a mensa per organizzare la colazione, intravedo sempre, in fondo, ad un angolino quasi in penombra un’anziana signora col capo chinato che piange silenziosamente. Non so come si chiama, mi soffermo a guardarla, provo un sentimento forte e con un moderato coraggio mi avvicino, non so che dire, semplicemente mi siedo a fianco a Lei e cercando un po’ di sdrammatizzare con un sorriso forzato gli chiedo: Signora ha fatto colazione?, Lei alza il capo, si sfrega gli occhi, mi accenna un sorriso e mi di dice: sto arrivando.
ImageUn pò più tardi è solito arrivare un simpatico anziano, affettuosamente chiamato da noi volontari zio Carmine. Fisico esile, capelli bianchi e sempre distinto, Zio Carmine si avvicina al bancone e con voce fine e gentile, dopo aver bisbigliato qualcosa e auguratomi una buona giornata, mi chiede: mi dai un pò di biscotti?.   
Dopo la colazione è ormai abitudine sedermi, con la scusa di portargli una merendina, a parlare con lui ed è molto piacevole sentire le sue storie giovanili. Carmine mi confida che non è sposato, non ha figli e da un mese neanche una casa, mi parla dei suoi nipoti, che sinceramente non ho mai visto e dei suoi infiniti amici, ha un passato da autotrasportatore, anche se non si direbbe proprio, ed una serie di avventure amorose. Dopo la nostra breve discussione giornaliera, si alza mi ringrazia ancora e delicatamente si allontana col suo piccolo fagotto di biscotti secchi.
La colazione al campo termina alle 10.00 di mattina, anche se c’è sempre qualche ritardatario. Immediatamente dopo si ricomincia da capo per il pranzo. La gente è entusiasta della cucina e del menù che varia, nel limite del possibile, giorno per giorno e tanti gli apprezzamenti per il personale della cucina.
Toccante, poi, è stata l’invenzione della “posta dello Chef”, un’iniziativa dei bambini per esternare il loro bisogno di comunicare con il personale della cucina del campo, si tratta semplicemente di una scatolina molto colorata, con temi e colori che in qualche modo richiamano il cibo. Ogni mattina non vedo l’ora di leggere le 2-3 lettere di richieste e di apprezzamento per il nostro lavoro, successivamente mi presento in cucina con in mano queste lettere, quasi a mò di trofeo, e coinvolgo tutti i volontari presenti, che con molta curiosità si stringono attorno a me per sentire i commenti dei bambini e cercare in ogni modo di accontentarli.
Dopo esserci assicurati che tutti gli abitanti della tendopoli hanno pranzato, viene il nostro turno. Per noi pranzare non è soltanto un momento di convivialità ma soprattutto l’occasione per fare il punto della situazione, discutere sulle novità, esporre suggerimenti, problemi e le migliorie da apportare.
In pieno pomeriggio, dopo aver terminato il pranzo, se non vi sono altre necessità,  ci godiamo un paio d’ore di riposo, che ognuno di noi sceglie di gestirle come meglio crede, qualcuno va a riposarsi, altri si soffermano in mensa a parlare, altri ancora vedono le notizie in tv, etc… Da pochi giorni mi sono accorto che i ragazzi del campo hanno allestito in fondo alla tenda un ping pong di fortuna, due tavoli, una rete e le racchette, mi avvicino chiedendo di giocare e loro mi accolgono con gioia nel proprio gruppo, da allora ogni pomeriggio questo è stato il mio turno di riposo.
Infine, la cena. Inizia alle 19.00 e termina alle 23.00, cosi come il pranzo, noi ceniamo per ultimi. Dopo esserci rifocillati anche noi, si procede a rassettare la cucina, a lavare le pentole ed a censire le scorte di viveri per poi rintanarci nelle nostre tende aspettando l’alba del nuovo giorno.”

  • Da poche ore sei ritornato a casa dai tuoi cari, cosa hai lasciato nella tendopoli Pianola?

“Il momento più toccante dell’esperienza abruzzese è stata inopinatamente il momento della partenza. Già la sera antecedente, nel corso dello spettacolino serale, gli abitanti della tendopoli ci hanno ringraziato con un caloroso lungo applauso, congratulandosi per l’aiuto ricevuto, successivamente, a pochi minuti della partenza, molti degli abitanti, con gli occhi gonfi di lacrime, ci hanno raggiunto e tra lunghi abbracci, momenti di commozione e frasi sussurrate a singhiozzo ci hanno salutato. Non potrò mai dimenticare questa esperienza, gli sguardi di zio Carmine, Noemi, Maria chiara, Giuseppe, Sabah e di tutti gli abitanti della tendopoli di Pianola. “

Discussione (messaggi: 7)
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 19 2009 15:26:51
grazie per il vostro sostegno
#182657
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 19 2009 15:26:12
grazie. e' stata un'esperienze difficile ma ti assicuro che ne è valsa la pena..
#182656
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 19 2009 15:24:48
ciao a tutti/e sono angelo, quello dell'articolo, volevo ringraziarvi per i bei commenti che avete quotato.
inoltre, se avete qualche domanda da fare sono a vostra completa disposizione.
#182655
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 18 2009 20:23:00
Bell'articolo i miei complimenti!
Un'intervista bellissima e anche in alcune parti toccanti. Non è stato facile il loro lavoro, non solo per tutte le persone a cui dovevano provvedere, ma anche per il conforto e per come dovevano far affrotnare la situazione a questa povera gente. Bravissimi ragazzi!
#182575
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 18 2009 13:54:57
davvero ottimo lavoro

(off topic) mi chiedo.... i volontari della protezione civile, ricevono comunque un rimborso spese, o non ricevono proprio nulla?
#182510
Re:Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 18 2009 11:11:38
Ho apprezzato l'articolo e faccio i complimenti a tutti coloro che si sono messi e continuano a mettersi a piena disposizione dei terremotati con i loro aiuti.

Angeli
#182496
Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo
May 18 2009 10:46:09
Discussione sull'articolo: Emergenza Abruzzo un mese e mezzo dopo

Sei un uomo da sposare angelo


scherzi a parte bell'articolo
#182495
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