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| Il Presidente della Provincia Stano Zurlo |
E suona il de profundis per la sinistra crotonese. Un mese fa circa, esprimevo le mie perplessità riguardo la spaccatura in due (o tre) tronconi del Partito Democratico, lanciando un “campanello d’allarme per la nostra provincia”. Ebbene, mai previsione fu più azzeccata: oggi, il novello Presidente risponde al nome di Stanislao Zurlo, esponente del centro-destra che, con un’incursione astuta, agguanta la poltrona. Sia chiaro, la vittoria non è merito dei contenuti del suo programma, tanto meno delle sue capacità comunicative, bensì di un’area di opposizione lacerata e, consentitemi, patetica.
La candidatura di Ubaldo Schifino, vecchio volpone della politica crotonese, è sembrata da subito debole, nonostante molti si fossero illusi dopo il discreto risultato del primo turno che ha segnato la definitiva silurazione di Sergio Iritale, per la verità confortato da un buon attestato di stima popolare, visti i partitini che lo supportavano. Le colpe che gravano come massi sulla coscienza di Schifino sono tante, troppe, in primis la sua scarsa credibilità: prima nemico giurato del PD, poi cavaliere e condottiero. La coerenza buttata alle ortiche per provare una rincorsa disperata all’ennesima carica di potere. E poi quell’anagrafe maligna contro cui non è stato sufficiente il tentativo di restayling. Probabilmente, però, i cittadini crotonesi, mai così liberi e, pertanto, lodevoli, hanno espresso una scelta netta, ossia quella di non consegnare anche l’ente provinciale ad un gruppo di personaggi sui quali gravano giudizi grevi.
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| Ubaldo Schifino |
Mi riferisco a Enzo Sculco, impelagato in avventure giudiziare pericolose e precarie, a Pino Mercurio, destinatario di un avviso di garanzia per questioni ancora da chiarire, o a Giovanni Capocasale, protagonista di vicende di piazza poco edificanti. Con questa gente, il partito non andrà lontano e, fra due anni, quando si voterà per le comunali, la disfatta potrebbe amplificarsi, a meno di clamorose azioni volte al rinnovamento, per la verità poco probabili. In fondo, la Storia parla di una Sinistra moralmente pulita ed impeccabile ma, in prossimità dello Jonio, ciò è stato clamorosamente smentito e i vari Franceschini e D’Alema dovranno offrirci una spiegazione, oltre che una depurazione definitiva.
Alcide De Gasperi diceva: “La politica non si fa né coi sentimenti, né coi risentimenti”. Ma quanto astio, quanto fango è stato buttato addosso al presidente uscente dalle piovre del PD pur di svoltare verso una linea dittatoriale, antica e clientelare? Meditate. La debacle di Schifino assorbe anche un giudizio negativo sull’amministrazione comunale, visti i dati nella città di Crotone, e sui disastri messi in serie da un flaccido Peppino Vallone, il quale pare abbia dimenticato il carisma da avvocato che gli si riconosceva fino a prima dell’elezione.
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| Sergio Iritale |
La vittoria di Zurlo, personalmente non sostenuto ma nemmeno osteggiato (ho optato per un’astensione, prima volta da quando ho l’opportunità di esercitare il diritto al voto), segna il passo verso una nuova linea politica, in sinergia col governo nazionale e, fra un anno, con quello regionale. Mi auguro che Stano, usciti dalla campagna elettorale, riconosca il buon lavoro di Sergio Iritale e non miri a distruggere quanto fatto, bensì favorisca l’allontanamento dei fannulloni dalla sede provinciale e contribuisca al consolidamento delle infrastrutture, delle scuole e dei centri di aggregazione, in un’ottica di collaborazione con gli oppositori onesti e capaci.
Da parte mia, continuerò ad osservare da esterno le manovre della nuova gestione provinciale, sicuro che la prima pedina che verrà mossa sullo scacchiere sarà quella della bonifica territoriale, per poi passare ad un serio progetto di sviluppo turistico e portuale. Cittadini crotonesi, nonostante mi affligga riconoscerlo, non tutti i mali vengono per nuocere: anche se quel rosso di cui andare fieri si è oramai sbiadito, non abbiamo venduto l’anima al Diavolo. Il cuore sì, ma l’anima no, nessun chirurgo avrebbe mai potuto salvarla.