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Quale formazione professionale per Crotone? Stampa E-mail
Scritto da Sandro Cretella   
Liceo Classico Pitagora
Liceo Classico Pitagora
Indugiare sulla miriade di problemi che investono la nostra realtà potrà apparire ormai come un atteggiamento sedimentato del nostro piccolo spazio sul web. La verità è che reperire argomenti su cui poter affermare orgogliosamente l'appartenenza al nostro territorio diviene sempre più complicato, così come sempre più complicato è il processo di emancipazione da una deriva sociale, ma, diremmo prima di tutto, culturale della quale siamo purtroppo depositari.

In questa direzione non può quindi che prendersi in cosiderazione uno dei tanti fenomeni che penalizza ed inibisce (molto spesso in partenza) le potenzialità, talvolta eccellenti, delle nostre risorse umane. In che modo vengono a formarsi le professionalità nel nostro territorio? La domanda appare, per la propria genericità, destinata ad una analisi complessa ed eterogenea. Partiamo da un dato iniziale: il contesto nazionale.
L'attività di formazione professionale è oggi regolamentata da una serie di fonti normative (a vari livelli) che hanno l'obiettivo condiviso di sfornare professionisti nel più breve tempo possibile e con il massimo grado di professionalità raggiungibile. La recente riforma dei cicli universitari, con il frazionamento dei tradizionali corsi in lauree triennali e lauree specialistiche, è finalizzata proprio a consentire un accesso al mondo del lavoro in tempi più rapidi rispetto al passato, consentendo, a chi non abbia ambizioni particolarmente elevate, di iniziare a lavorare con un bagaglio di cognizioni sufficienti e con il raggiungimento di un titolo in poco tempo, ma, allo stesso tempo, non pregiudicando la possibilità per i più volenterosi e per chi ne abbia le possibilità economiche (salvo il tanto decantato diritto allo studio) di approfondire le proprie conoscenze specialistiche con delle lauree "superiori" della durata (generalmente) di due anni.
Questo sul piano della formazione universitaria, ed, è bene ribadirlo, sempre sul piano degli intenti del legislatore.
Quanto alla diretta formazione professionale, esistono specifiche normative nazionali e regionali - queste ultime per lo più attuative di prescrizioni imposte dall'Unione Europea - che incentivano il ricorso ad esperienze formative gratuite o a basso costo, o, talvolta, attraverso specifiche forme contrattuali (i noti contratti di formazione e lavoro della massima durata di due anni).
Esiste poi una formazione post universitaria specifica, generalmente finalizzata ad un diretto acccesso a determinate professioni.
Così, per esempio, per l'inegnamento nelle scuole materne, elementari, medie inferiori e medie superiori, oggi l'accesso alla professione è ammesso solo per chi, regolarmente laureato, abbia frequentato un corso biennale di specializzazione (c.d. S.S.I.S.); tale frequenza con il relativo esame finale costituisce titolo abilitativo all'insegnamento, con conseguente inserimento nelle graduatorie provinciali prescelte dall'insegnante.
Oppure, per l'esercizio della professione di avvocato, è necessario, dopo il conseguimento della laurea, frequentare per un periodo di due anni uno studio legale e, dopo aver coseguito una certificazione di avvenuta pratica, sarà possibile sostenere l'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione (tanto agognato a causa dell'imponente mole di dottori destinati a ripeterlo anno per anno).
Ebbene, attraverso tali differenziati meccanismi, ci si abilita all'esercizio di una professione. Ma l'acquisizione del titolo di professore o di avvocato, è davvero comprovante l'idoneità effettiva del futuro lavoratore?
E' qui che si valuta effettivamente il ruolo della formazione professionale: le nostre scuole formano effettivamente dei professionisti? I nostri istituti di formazione superiore, o anche gli istituti professionali, sono in grado di immettere nel mondo del lavoro soggetti in grado di operare autonomamente?
La risposta è destinata ad essere negativa nella maggior parte dei casi, e, si badi bene, non perchè il giovane lavoratore sia carente di esperienza (quello è un dato incontrovertibile ed è nella realtà delle cose; non può certo essere paragonabile dal punto di vista dell'attitudine didattica o semplicemente dell'approccio con gli allievi il giovane professore con il consumato docente d'esperienza ultraventennale), ma perchè molto spesso quel giovane lavoratore non ha avuto modo di acquisire quel minimo bagaglio di cognizioni necessarie a farlo operare in modo dignitoso. E la colpa di tutto a chi è imputabile?

Polo universitario Crotonese
Polo universitario Crotonese
Innanzitutto al nostro sistema universitario. I nobili intenti perseguiti dal legislatore (se dovessimo valutare i contenuti degli interventi riformatori soffermandoci solo sulle mere dichiarazioni di principio, valuteremmo positivamente la quasi totalità delle leggi che regolamentano il nostro agire quotidiano, ma purtroppo non è così!) sono rimasti del tutto sviliti da un'applicazione sul piano pratico che anzichè far spiccare il volo alle nostre università, le ha praticamente affossate. I primi anni di applicazione del nuovo ordinamento universitario, stanno dimostrando che, in questo modo, gli studenti raggiungono un titolo equipollente a quello previsto dal vecchio regime in tempi più lunghi rispetto al passato e senza alcun giovamento dal punto di vista pratico.
Lo stesso dicasi per la c.d. formazione pratica. Anzi, in questo caso il problema è ancora più complesso perchè qui giocano una serie di ulteriori fattori complicanti.
Il giovane praticante avvocato, ancora intriso di un nozionismo (molto spesso sterile) acquisito durante gli anni di università, ha bisogno di formarsi pragmaticamente, ha bisogno che qualcuno gli insegni il "mestiere", che lo diriga verso un corretto svolgimento della professione. Per far questo, ha bisogno di "opportunità formative", ha bisogno di reperire sul mercato un avvocato capace, disponibile ad educare il giovane giurista, ma soprattutto ha bisogno di avere di fronte a sè pratiche di tutti i generi.
Ecco che allora Crotone ed il circondario si rivelano immediatamente pessime piazze per la formazione professionale del futuro avvocato.
E ciò per l'assenza di uffici giudiziari, per il congestionamento dell'attività di amministrazione della giustizia, per il poco lavoro a disposizione. Lungi dal mio intento sostenere l'inesistenza di professionalità eccellenti anche dalle nostre parti, ma l'impressione personale è che queste stesse professionalità molto spesso scontino l'appartenenza ad un ambiente ostile, culturalmente regredito e foriero di innumerevoli elementi penalizzanti.
E tali riflessioni possono essere trasposte in moltissimi altri contesti professionali; diremmo, in tutti quei contesti che presuppongono un'attività di formazione pratica ed a contatto diretto con il mondo concreto.
Come si risolvono questi problemi? Proviamo a discuterne insieme.

 
Discussione (messaggi: 6)
Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 09 2005 11:39:04
Discussione sull´articolo: Quale formazione professionale per Crotone?

Pur essendo d'accordo con il nostro amico sul piano generale, sul piano pratico individuale le cose cambiano.
Ognuno di noi ha delle potenzialità personali che lo avvantaggiano rispetto agli altri ed è su quelle che deve puntare. In questa fase molti non sanno quali sono le caratteristiche peculiari per cui è migliore rispetto ad un altro, ed è fondamentale l'orientamento. Bisogna fare quello che ci riesce meglio e non quello che vuole il mercato, altrimenti saremo pieni di professionisti mediocri che neanche insieme riescono a dare un buon servizio. Se è vero che sulla piazza di Crotone non ci sono le risorse per fare pratica in uno o più settori, bene chi è andato fuori per accaparrarsi queste conoscenze, competenze e capacità è bene che ritorni un giorno o l'altro in questa terra per metterle a disposizioni delle nuove generazioni che così non dovranno emigrare.
#1305
Re:Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 10 2005 16:25:05
Hai ragione Giorgio, e tutto sommato è quello che abbiamo fatto sia io che te; entrambi abbiamo fatto la precisa scelta di formarci professionalmente fuori da Crotone; ma converrai sul fatto che la nostra posizione è in qualche modo "privilegiata", nel senso che non è garantita a tutti la possibilità di "espatriare" per qualche anno per poi ritornare a casa intrisi di scienza.
E poi, perchè e soprattutto fino a quando dovrà continuare questo esodo?!? Io ogni tanto ci penso a quanto sia paradossale il fatto di distaccarsi dagli affetti, dal luogo in cui sei nato e cresciuto, per la sola ragione che il nostro territorio non offre risorse formative adeguate. Non è giusto.
Sul discorso dell'orientamento mi trovi perfettamente d'accordo: quello è un fattore di fondamentale importanza ed anzi bisognerebbe valorizzarlo soprattutto negli anni precedenti il conseguimento del diploma.
Quanto invece alla necessità di fare quello in cui si riesce meglio, io propenderei per una soluzione mediana: seguiamo sì le nostre attitudini e le nostre passioni, quello deve senz'altro essere il punto di partenza, ma io non credo che oggi ci si possa permettere di trascurare completamente il profilo della domanda di lavoro. Pensa che io qualche anno fa avrei voluto fare il musicista, ma poi razionalmente (e soprattutto per la mia assoluta carenza di talento!) mi sono reso conto che il rischio sarebbe stato troppo alto. Come si dice: non si vive di sola arte (almeno nel mio caso)
#1310
Re:Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 17 2005 13:17:39
bhe i corsi di formazione servono se poi ti vengono retribuiti ancora meglio...nn cm chi x questioni aziendali e nn faccio nomi nn paga i corsisti...
#1336
Re:Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 19 2005 23:50:38
Bene forse alcuni non restribuiscono i corsisti perchè comunque il corso di formazione serve alla crescita sia personale sia dell'azienda...Forse dal punto di vista aziendale ebbene che un minimo sia dato a tutti, ma non prendiamo tutto come negativo e pensiamo che grazie a queste aziende riusciamo almeno un pò a risollevarci economicamente. ny4 ho capito a cosa ti riferisci e a chi, ma non dobbiamo disprezzare un qualcosa che a livello formativo vale 10 visto che anche tu grazie a loro sei cresciuta, professionalmente intendo. Io posso solo dire che in quel luogo molti non vanno per lavorare ma per passare le 4 ore giornaliere, se tutti provassimo a mettere un pò di saggezza e di obiettività allora potremmo davvero ritenerci fortunati. Per quanto mi riguarda io mi trovo bene, anzi benissimo certamente non basta come unica fonte lavorativa perchè il tasso di disoccupazione è altissimo, ma di ciò non si deve fare carico un'azienda che nel territorio della nostra provincia e non solo ospita all'incirca 1300 postazione. Anzi io mi sento di dover dire grazie per ciò che mi ha dato fino ad ora!!!!! E comunque io a Crotone ho fatto diversi corsi di formazione... BASTA SOLO INFORMARSI!!!
by karamico
#1581
Re:Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 20 2005 00:09:00
karamì cmq comprendo che a voi di 3 le cOse vanno molto se nn bene benissimo da noi quelle 4 ore e 30minuti se nn ricevi nn hai!!!!!!!IO NN VADO CONTRO CHI MI DA IL LAVORO CERTO CHE NO MA UN MINIMO DI ATTENZIONE NEI CONFRONTI DEI PRECARI CI VUOLE.. e cmq di corsi di formazione ne ho fatti molti pure io.ma a quanto pare nn bastano mai...ora mi kiedo...PASSEREMO IL RESTO DELLA NOSTRA VITA A FREQUENTARE CORSI DI FORMAZIONE (GRATITI O MAL RETRIBUITI) FINO A FAR FINTA UN GIORNO DI PRENDERE LA PENZIONE??? COSA REGALEREMO X NATALE AI FUTURI NIPOTINI???? MHUA MUTANN E CAZETT.!!!!..
#1583
Re:Quale formazione professionale per Crotone?
Dec 20 2005 10:57:05
i primi siamo noi ad abbandonare la nostra città ke risultati volete avere avendo un comportamento del genere
#1674

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